13 Recensioni su

The Witch

/ 20156.7207 voti

12 Ottobre 2020 in The Witch

Premetto che non sono un gran conoscitore\fruitore del genere horror. Mi sto avvicinando con prudenza, in punta di piedi.
Tuttavia, mi aspetto qualcosa di diverso da un horror.
Non mi ha messo paura o inquietato, se non in una singola scena. Quindi, se horror = paura\inquietudine\tensione, “The Witch” non rispetta propriamente quest’equazione.

Detto cioò, è comunque un film molto godibile ed interessante. Ho apprezzato la fotografia ed i dialoghi in modo particolare. La storia in sé non mi ha trasmesso gran curiosità, anche se il fatto che abbia come spunto racconti popolari e diari del passato è un fatto interessante.

Inoltre, il finale vale la visione di ogni minuto di questo film!

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Le streghe son tornate / 4 Marzo 2019 in The Witch

Horror dalla buona critica che però mi ha deluso un po’.
Siamo nel New England nel 1630. William e la sua famiglia (moglie e cinque figli) vengono cacciati dalla comunità puritana in cui vivono perché giudicati troppo estremisti nell’interpretazione della parola di Dio. Si recano nel bosco dove si adattano a vivere di agricoltura e allevamento; un giorno però il figlio più piccolo scompare misteriosamente e da allora le loro vite cambiano e la famiglia comincia a sfaldarsi con litigi e accuse continue.
Ritmo lento e scene con l’entità misteriosa che risultano un po’ confuse; la protagonista è la giovane Tomasin (l’ottima Anya Taylor-Joy, qui al suo debutto e vista poi in “Morgan” e soprattutto “Split”), additata dalla madre come colpevole della scomparsa del figlio più piccolo. Anche gli odiosi fratelli minori Mercy e Jonas l’accusano; l’unico che sembra dalla sua parte è il fratello Caleb che però sembra nutrire un attrazione verso di lei. Il padre è in continuo litigio con la moglie e cerca di far crescere il figlio maggiore. Il film si concentra maggiormente sulla disgregazione della famiglia che sulle streghe o presunte tali. I momenti di tensione sono limitati e il film è un po’ piatto raggiungendo a stento la sufficienza.

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Delirio o realtà? / 25 Agosto 2018 in The Witch

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film horror sulla stregoneria come non se ne vedevano da tempo, fuori dai canoni ai quali siamo stati finora abituati. Apprezzabili la ricostruzione storica e le atmosfere così come le interpretazioni attoriali.
Per tutto il film si assiste al lento e inesorabile declino di una famiglia bigotta e in basata senza sapere se ciò sia frutto della loro mente malata o sia tutto reale (e il finale ci aiuta a fare chiarezza sulla questione).
Un film oscuro e inquietante che attinge a tutte le tradizioni, credenze e superstizioni popolari sulla stregoneria.

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Uno dei peggiori film della mia vita / 24 Aprile 2018 in The Witch

dopo 40 minuti di nulla assoluto e alcunchè che alludesse a un film horror , ho abbandonato.
Anche perchè oltre al nulla cosmico i dialoghi sono incredilmente noiosi e ripetitivi.

20 Gennaio 2017 in The Witch

Famiglia di puritani, scacciati dalla comunità perché troppo integralisti (sic), si rifugiano in una casa vicino ad una foresta, popolata da streghe.
Molto evocativo, ottimi costumi e scenografie, tutto perfettamente adeguato all’epoca… peccato che il gioco di accuse reciproche e la progressiva discesa nella paranoia non sia in grado di tenere sveglia l’attenzione.
Il finale, per certi versi liberatorio, non riesce però a raggiungere il livello di climax che forse si era prefisso.

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La carne, la morte e il diavolo / 31 Agosto 2016 in The Witch

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Agli inizi del XVII secolo, nel New England, il religiosissimo William viene espulso dalla colonia puritana di cui fa parte, assieme alla sua famiglia altrettanto devota. Senza perdersi d’animo, con caparbietà, e abbandonandosi al destino che Dio pare riservargli, egli decide di trasferirsi altrove, e mette su una piccola fattoria, con un modesto campo di granoturco, una stalla per le capre, un cavallo e un cane che lo accompagni durante la caccia. Tuttavia la terra riserva raccolti malati; la selvaggina nei boschi scarseggia; e in più, all’improvviso, ecco svanire nel nulla l’ultimo figlio nato, di appena pochi mesi, la cui sparizione fa ricadere il sospetto sulla sorella Thomasin, accusata di stregoneria. Da allora l’intera vicenda non fa che peggiorare, in una torbida spirale di angoscia e raccapriccio. Dove si nasconde il diavolo? Vaga nei meandri oscuri della foresta, o sorge dal cuore degli stessi personaggi?
Al suo esordio, il regista Robert Eggers, anche autore della sceneggiatura, riesce a fare centro. “The Witch” è infatti un film (av)vincente, sotto ogni punto di vista, premiato al Sundance Film Festival per la miglior regia.
La Fotografia, per lo più livida e spettrale, ma anche sanguigna e accesa, alle volte intrappola paesaggi brumosi, offuscati da un’aria malsana e complice; altre volte consegna visioni febbrili, ravvivate dal fuoco, ed ombre in cui si agitano cose che non vorremmo vedere. La ricercatezza estetica appare quanto mai elegante, con notevoli riferimenti all’arte pittorica, specie a quella fiamminga; la macchina da presa, a sua volta, sosta o si muove sempre nel modo migliore, esitando o incalzando, morbida o decisa.
Grandissima attenzione viene prestata alla ricostruzione storica, ad esempio degli abiti, realizzati a mano dalla costumista Linda Muir; sino ad arrivare al linguaggio arcaico, vicino all’Early Modern English, adoperato nei dialoghi.
Un plauso particolare va rivolto, poi, alla colonna sonora, a dir poco Ligetiana: il compositore Mark Korven valorizza i silenzi, lascia ticchettare gli archi, fa esplodere cori grandiosi e dissonanti.
Tutti gli interpreti sono di ottimo livello: il britannico Ralph Ineson delinea un William apparentemente granitico nella sua fede, ma con una maschera bigotta percorsa da numerose crepe; la bellissima Anya Taylor-Joy, nel ruolo di Thomasin, serba una magnetica miscela di candore e voluttà, perfetta per il ruolo d’una adolescente che scopre se stessa attraverso i rancori, i dubbi, le pulsioni e le repulsioni; Kate Dickie ben impersona una madre, e dunque una donna, tipica del secolo in cui vive: i suoi slanci mistici si rivolgono tanto verso Dio quanto verso il marito, ed entrambi gli idoli mutano altresì in bersagli, quando su di essi convergono i tentennamenti, le paure e le affezioni da cui è attraversata Katherine; il giovanissimo Harvey Scrimshaw offre un ragazzino diviso tra la devozione filiale, e le energie remote (e inibite) della sessualità; e i due piccoli gemelli, ad ogni comparsa, si rivelano non solo fastidiosi, ma anche inquietantissimi.
Eggers provoca lo spettatore, lo confonde e lo turba, costruendo un horror fondato sulla pura intuizione del Male. Chi ha ragione, e chi ha torto? Esiste una lettura univoca? Il diavolo possiede una sua realtà tangibile, e allora Thomasin appare condannata sin dall’inizio a divenire un’adepta stregonesca; o forse si tratta di un’inevitabile degenerazione scaturita da diverse cause psicologiche, le quali puntualmente fraintendono i gesti, distorcono i fatti, e alla fine si autodistruggono? E pur accettando l’esistenza luciferina, non si può comunque supporre che il demonio non interferisca davvero col mondo, ed anzi si limiti a cogliere i frutti dell’agire umano quando essi si guastino da sé?
Dal punto di vista cinematografico, inoltre, non è lo stesso spettatore a cedere alla banalità della superstizione, nel caso in cui ritenga autentica la manifestazione conclusiva? Poiché, se invece riflettiamo in termini illuministici, ci è dato ipotizzare che laddove già covi un qualsiasi eccesso, ossia una forma di allontanamento dalla concordia della civiltà e della ragione, lì l’orrore possa facilmente sollevarsi, imprimendo una spinta esigua, e con essa riesca ad abbattere un equilibrio ormai da tempo corroso. In questo senso, il Male non è affatto esterno, per così dire metafisico, ma giace sepolto nella nostra parte irrazionale; e allontanarsi da Dio, significa allontanarsi dalla lucidità dell’intelletto, e quindi dall’umanità.
Eggers, con abile saggezza, non fornisce una risposta chiusa, e lascia gli spettatori a battibeccare tra loro nella sala, a luci accese, su quale sia il senso assoluto della storia. Come ogni vero autore, sin dalla prima opera, è capace di fare.

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Stupidità umana. / 30 Agosto 2016 in The Witch

Ottimo film. Folle isteria e fanatismo malato, sconsigliato a chi si aspetta salti sulla sedia. Non ci sono mostri se non l’ignoranza portata al suo estremo. Sono dell’idea che la strega che si intravede non sia altro che la stessa Thomasin. E’ la sua storia, di come sia impazzita. Le streghe non esistono, è la paura stessa che le crea. E’ davvero un buon film, lo consiglio.

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Ingiustamente bistrattato, il motivo? / 5 Maggio 2016 in The Witch

Come al solito quando ci si imbatte in una pellicola di spessore, essa non viene minimamente capita. Il film si scosta giustamente (ci tengo a sottolinearlo) da una narrazione lineare, (anche perché cosa vi aspettavate? che tutto ruotasse attorno alla ricerca del neonato?) per esprimere prima di tutto un senso di angoscia, tramite immagini sconnesse e raccapriccianti, e poi per lanciare un messaggio, ovvero che il ”Male” è insito in ogni essere vivente. Così come il peccato originale, ogni uomo,donna,bambino o animale nasconde una ”strega”, che è solo un capro-espiatorio, una chimera che non esiste, perché fa parte della natura, umana e non. Ad un certo punto infatti vedremo come non si saprà distinguere chi è indemoniato e chi no. Peculiare anche il finale, alla “Rosemary’s baby”, dove vi è l’accettazione del Diavolo, proprio perché non si può andare contro l’istinto naturale, che è quello di essere madre per una donna, e quello di sopravvivenza in questo ”The Witch”.
Tirando le somme la suddetta pellicola incute terrore e angoscia soprattutto per come dipinge rapporti sociali tra i famigliari, i quali sono turbati da un agente esterno, che forse nemmeno esiste, ma che cambia profondamente il nucleo famigliare, distruggendo il concetto stesso di “famiglia”, e ribadendo come in quegli anni , ma anche ora, di fronte al pericolo si è lasciati egoisticamente soli, e di come davanti ad esso riaffiori in ognuno di noi l’istinto primordiale di sopravvivenza come ho già detto in precedenza.

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Would you like to live deliciously? Satana in The VVitch -A New England Folktale- / 3 Maggio 2016 in The Witch

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

The VVitch -A New England Folktale- è il debutto alla regia di Robert Eggers. Il film, vincitore del Directing Awards al Sundance Film Festival, è di genere horror ed ha una trama che ruota attorno a una famiglia Puritana costretta a lasciare una comunità del New England per motivi religiosi. Trasferitasi in una zona vicina ad un bosco, la famiglia si scontrerà con il Male.

Troppo presto si scoprirà come, effettivamente, le forze maligne siano reali. Lo capiamo perché nel cinema nulla è lasciato al caso, lo capiamo ad esempio quando Robert Eggers si sofferma sugli animali, inquadrandoli in primo piano e avanzando con la mdp mentre una musica suggestiva cresce, lo capiamo quando il regista e sceneggiatore vuole suggerirci come il male non sia semplicemente frutto dell’immaginazione dei protagonisti. La regia di Robert Eggers è bella all’inverosimile, il gioco di luci e ombre è sensazionale, tutta la ricostruzione nel linguaggio e nei costumi è sublime. Purtroppo però questi sono elementi che passano in secondo piano se un film non racconta nulla. Infatti a livello narrativo, e soprattutto a livello concettuale, il film lascia parecchio a desiderare: il problema principale del film sta tutta nella narrazione di Robert Eggers, non si capisce dove voglia andare a parare. Se il suo scopo è quello di mostrare quanto la religione sia invadente nella vita dei personaggi del film, ha fallito (in parte); se lo scopo è invece quello di mostrare gli effetti devianti che produce la religione, ha fallito; se lo scopo era quello di fare una sorta di film-documento sulla vita dei Puritani non ha senso questa spirale di violenza causata da una strega e, presumibilmente, dal Diavolo.

Quello che è uno dei punti di forza del film, il crescendo di un clima di terrore e sospetto nella famiglia, viene smentito dalla natura realmente soprannaturale degli accadimenti. Vedendo il film, da subito, notiamo come il Male sia reale. Neanche l’effetto sorpresa dunque. Robert Eggers è riuscito, senza dubbio, a ricreare un’atmosfera di terrore e superstizione e, apparentemente, irrazionalità ma sbaglia chi sostiene come dietro il comportamento della famiglia puritana ci sia l’irrazionalità. Nel semplicismo del pensiero della famiglia c’è razionalità. Il loro comportamento È razionale, è quello che farebbe un Puritano nel 1600. The VVitch è un film con delle sequenze esteticamente magnifiche che allo stesso tempo non raccontano nulla. In una avviene il rapimento ed il sacrificio di Sam, un bambino non battezzato. La sequenza dovrebbe avere un significato importante, la famiglia in questione crede nel battesimo e crede che non battezzandolo possa finire all’Inferno (mi ricollego quindi alla razionalità, al fatto che i personaggi si comportino secondo dei ruoli stabiliti, si comportino come dei Puritani e dei credenti del 1600), ma questa sequenza è fine a sé stessa. Nello sviluppo narrativo e concettuale della trama non ha senso, la trama non si sviluppa da quell’episodio e non ha un significato importante. Lo spettatore si illude e si ricorda della scena solo perché viene sacrificato un neonato.

Certo, la ricostruzione storica e la regia tutta vi faranno sicuramente impazzire e pur continuando a non capire la nomea che il film si è fatto, non posso non elogiare: l’uso dell’inglese arcaico; il fatto che la primogenita Thomasin non sappia neppure scrivere il proprio nome perché l’istruzione delle donne dell’epoca era quello che era; l’accuratezza dei costumi; a livello della regia le carrellate in avanti, i primi piani sui volti, il gioco delle luci e delle ombre, l’uso delle luci naturali (il massimo dell’artificialità sarà la luce proveniente dalle candele).

Bello, bello tutto, seriamente eh, però tolto ciò?
Cosa ci resta?
Nulla!

Sfortunatamente durante il film ho provato l’allettante illusione della perfezione.
Al di là dell’isteria collettiva del nucleo famigliare e della sua origine in Satana non si capisce il motivo per cui tutto questo si sviluppi. Satana voleva una nuova adepta? Si sentiva generoso e voleva offrire a uno dei membri della famiglia l’opportunità di provare esperienze uniche in cambio della “dannazione” eterna (Dr Faustus docet)? E, soprattutto, qual è il motivo per cui dovresti passare dal Puritanesimo alla devozione a Satana dopo quello che Satana ha fatto a te e alla tua famiglia? Oltretutto in più occasioni sembra quasi che il personaggio femminile, una ragazza che sta attraversando la fase dello sviluppo e che è ancora troppo giovane per essere definita “donna”, sia incline alla malvagità in quanto donna. In linea di massima non l’ho trovato brutto, si lascia guardare e come dicevo stilisticamente è impeccabile, ma dietro il lavoro di Robert Eggers c’è tanta apparenza. Se di questo film qualcosa mi è rimasto impresso il merito sta tutto nell’ambiguità della famiglia, ambiguità che è portata alle estreme conseguenze nei minuti finali. Il che non è poco per un horror americano contemporaneo.
Un film da sei e mezzo

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Inveterata angoscia. / 20 Aprile 2016 in The Witch

Opera estremamente interessante di Robert Eggers ( al suo primo lungometraggio ), che affonda le radici nell’etnologia della Nuova Inghilterra del Seicento, in particolare di quelle pratiche occulte, come la stregoneria.
Quel vago senso di inafferrabile, e di oscuro, che aleggia nella pellicola, però, non deriva principalmente da tali aspetti, in quanto la componente soprannaturale esercita sin da subito la sua influenza, esacerbandone le sfumature, e non offrendo così uno spaccato in bilico tra leggenda e realtà. Mossa azzardata, in quanto incline a levigarne le ambigue scabrosità; eppure queste, paradossalmente, continuano, aspre, ad irruvidirne le forme. E da tale matassa si dipana una peculiarità degna di essere ammirata, che sebbene incarni la convenzionalità e la costumanza del genere, con tutti i crismi ( e le sue simbologie ), non le esorcizza, strizzando l’occhio ad una primigenia paura.

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19 Aprile 2016 in The Witch

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Davvero molto lento, e piuttosto noioso.
Forse le mie aspettative erano diverse, ma non potrei consigliare questo film a chi come me ama i colpi di scena (senza bisogno di jumpscares) e non regge bene i ritmi lenti.
Nel film succede ben poco e se sono riuscita a vederlo fino alla fine è stato solo per una sorta di curiosità nel voler capire dove tutto andava a parare.
Finale davvero bruttino…con voci e sabba, di cui personalmente avrei fatto a meno.
Non ho neanche capito il perchè della scena da strega del bosco di Hansel e Gretel…e insomma ci sono molti punti che non mi hanno fatto apprezzare questo film inutile elencarli tutti.
Ottime interpretazioni e molto bello il linguaggio arcaico, ma davvero non riesco ad apprezzare 5 minuti di preghiere alla volta a intervalli di 20 minuti.
Preparatevi prevalentemente a dialoghi ecco, e a pochi avvenimenti; e se come me non amate queste cose allora rinunciate.

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Imperfezioni isteriche / 18 Aprile 2016 in The Witch

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Resto delusa dal film dell’esordiente Eggers per un motivo in particolare: l’incertezza della materia narrativa.
Quello che è sicuramente il punto di forza del film, ovvero la rappresentazione di una follia che nasce dalla suggestione, viene smentito dalla natura realmente soprannaturale degli accadimenti.
Posto che sia la “formazione culturale” dei protagonisti ad alimentare il clima d’orrore in cui essi si muovono, l’origine demoniaca delle loro continue sfortune è palese: in questo senso, allora, mi sfugge di cosa realmente voglia parlare questo racconto.
Purtroppo, l’affascinante rappresentazione di un’isteria collettiva circoscritta ad un nucleo famigliare (microcosmo che è metafora di situazioni più articolate) diventa una componente a latere della storia: così raccontata, la vicenda ha sviluppi quasi fideisti e la cosa, pur non disturbandomi a livello concettuale, mi lascia perplessa, per l’appunto, su quello narrativo.
Se lo scopo (apparente, perlomeno) di Eggers è quello di (di)mostrare quanto e come menti limitate da una dottrina religiosa assolutista ed invadente possano sviluppare vere e proprie devianze psicologiche, qualora vengano altresì provate da condizioni di vita estreme, qual è il senso della rappresentazione dell’ultraterreno demoniaco?

Escluso questo pur (per me) importante elemento di disturbo che inficia decisamente sul voto finale, non ho altre critiche da muovere al lavoro di Eggers, di cui ho apprezzato molto il ritmo, le capacità evocative, le interpretazioni dei vari attori (la bambina che interpreta la piccola Mercy, pur inquadrata fuggevolmente e di sguincio, è davvero inquietante, forse per via di una voce più “grande” di quella che dovrebbe avere una bimba di quell’età), l’uso di un inglese farcito di espressioni arcaiche (alle mie limitate conoscenze in materia, per esempio, non sono sfuggiti i pronomi ed aggettivi personali thy e thee).
Ho trovato particolarmente interessante la rappresentazione delle varie figure femminili e del rapporto esistente tra esse e, didascalico ma importante, il dettaglio legato al grado di istruzione delle donne dell’epoca: la giovane Thomasin, come forse anche la madre, non sa neppure scrivere il proprio nome e le Scritture le vengono impartite esclusivamente a voce, con tutti i travisamenti, le interpretazioni e gli errori del caso.

Riflettendoci sopra, non ricordo di aver visto molti altri film ambientati all’epoca dei Padri Pellegrini (o giù di lì): a parte La seduzione del male da Arthur Miller (da quel che so, la sua caccia alle streghe era metaforica, ma il film di Hytner si concentra sul contesto storico, producendo una definizione dell’ambiente sufficientemente interessante) e La lettera scarlatta di Joffé (di cui ho un pessimo ricordo).
Mi pare che il cinema statunitense si sia disinteressato delle “origini della nazione”: vorrei essere smentita a riguardo e mi piacerebbe conoscere altri titoli interessanti ambientati nelle Americhe del XVI-XVII secolo.

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Davvero necessario? / 16 Aprile 2016 in The Witch

Suspense quando inutile con colonne sonore ad hoc, preghiere e invocazioni come uniche conversazioni per la durata di un’ora, venti minuti di delirio conditi da una sola meritevole inquadratura, pecoroni parlanti e “effetti speciali” penosi.
Sarà anche tratto da leggende e documentazioni cartacee, ma non è niente di nuovo rispetto alla solita minestra, neanche troppo riscaldata.
Al massimo catalogabile come drammatico, di certo non un horror.

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