Recensione su Robinson Crusoe

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Di Crusoe solo il titolo / 1 Maggio 2016 in Robinson Crusoe

La storia di Robinson Crusoe la conosciamo, è quella di un figlio di un mercante che, naufragato, approda su un’isola completamente deserta, salvo poi scoprire, dopo dodici anni, una tribù di cannibali. Il film di Kesteloot e Stessen prende spunto (e titolo) dal classico settecentesco di Daniel Dafoe, pulendolo sino a lasciarne lo scheletro: un uomo solo in un’isola deserta, con l’aggiunta di animali con cui si troverà a stringere un rapporto. In particolare è Venerdì, un pappagallo con il desiderio di vedere cosa si nasconda dietro l’orizzonte del mare, a legare con il nostro sfortunato naufrago.

In “Robinson Crusoe” non vi è più niente del carattere di interesse antropologico che riempiva le pagine del libro di Dafoe, e men che meno di quell’eurocentrismo che era tratto caratteristico dell’illuminismo del vecchio continente, il quale si era auto affibbiato il compito di liberare i selvaggi dal loro stato animalesco, acculturandoli e indottrinandoli. Piuttosto ciò che interessa ai registi è animare un contesto adatto ad attirare il pubblico dei più piccoli, e gli elementi di base ci sono tutti: colori sgargianti, animali parlanti, voci stridule che licenziano qualsiasi momento di silenzio, scene d’azione dinamiche e vorticanti. È tutto questo il problema (ma non è certo poco) di un film che non vuole assolutamente lasciare alcuna impronta né sul cinema d’animazione, né tantomeno nella mente dei bambini, che una volta usciti dal cinema dimenticheranno facilmente l’ora e mezza trascorsa.

Tutto ciò, forse, non sarebbe nemmeno male, se poi aggiungiamo pure una certa sapienza registica e una qualità notevole nel disegno delle scenografie e delle animazioni ambientali (meno per le dinamiche dei corpi, che sembrano talvolta non avere materialità), ma purtroppo il doppiaggio italiano ci mette il carico da novanta, e riempie l’audio con le voci stridule che siamo abituati a sentire nei cartoni animati alla televisione. Certo, il pubblico di bambini, assuefatto a tanta fastidiosità, non si accorgerà nemmeno di questo insopportabile accavallamento di acuti, ma, per chi è più adulto, diventerà dopo i primi quaranta minuti un serio problema.

1 commento

  1. paolodelventosoest / 2 Maggio 2016

    Non dirmi che c’è la Littizzetto pure qua! 😀

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