Recensione su La memoria del cuore

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12 Febbraio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film romantico carino, per molti versi convincente, anche se non fa gridare al miracolo.
La storia è delle più abusate: lui ama lei, lei lo ri – ama con trasporto, sono giovani, felici e sposati, ma un incidente arriva a stravolgere il corso degli eventi, facendo perdere a lei la memoria e a lui la compagna della sua vita.
Ad essere interessante è la tematica affrontata dalla pellicola, ossia se esiste una memoria depositata nel nostro cuore, strettamente connessa all’essenza della nostra persona, capace di guidarci alla realizzazione di noi stessi quando ci sentiamo come una tela immacolata, esposta alla mano del primo pittore deciso a cambiarla a suo piacimento.
Paige, la fresca e brava Rachel McAdams, si ritrova, a causa di un incidente in auto, senza alcun ricordo degli ultimi anni, delle scelte che l’avevano definita come persona, incastrata in un passato che per lei è il suo presente, incredula di fronte a chi le racconta la strada che aveva intrapreso.
A prevalere, allora, sarà forse il ricordo della persona che era, della vita che faceva, con il contributo delle intromissioni della sua altolocata famiglia, che male accetta un marito sconosciuto e legato ad alcune scelte di vita che avevano portato la figlia lontana da casa e che la vorrebbe di nuovo diligente studente di legge e figlia modello?
O sarà la sua vita fino al momento dell’incidente, quella che si era scelta e che aveva costruito con Leo, a ritornare viva nella sua mente?
Si, perchè Paige, anni addietro, ma neanche troppi, aveva deciso di dare una svolta alla sua vita, lasciando la facoltà di legge e il suo storico ma arido fidanzato, per andare a frequentare una scuola d’arte in città, dove aveva conosciuto Leo, suo futuro marito.
Ad unire Leo, tenero e positivo titolare di una piccola e alternativa sala di registrazione, e Paige, dall’animo artistico e alternativo, sarà proprio l’intima connessione dei due, che hanno lo stesso modo di guardare il mondo e di viverlo, sono appassionati e spontanei, se ne fregano delle convenzioni e credono nella semplicità e nell’autenticità.
Ora, immaginate lo sconvolgimento che può creare in un simile contesto il riaffiorare di un passato fatto di convenzioni e regole, di università prestigiose e educazione d’elìte, di un contesto familiare fortemente legato alle apparenze.
Chiaramente Paige si troverà tra due fuochi: da una parte, Leo, tenterà, invero in modo assolutamente delicato e graduale, di farle ricordare l’amore per lui e per la loro vita insieme, e, dall’altra, la famiglia di lei tenerà di riportarla sulla strada abbandonata anni prima, facendo leva su una realtà incontestabile…è l’unica che lei ricordi.
Paige non ricorda di aver lasciato legge, di aver mollato bruscamente il suo fidanzato (che ai suoi occhi è ancora il suo amore), di aver intrapreso la via dell’arte (diventando, peraltro, apprezzata espositrice) e di aver costruito una sua vita altrove, con Leo.
Quello che mi ha colpito è stata proprio la risposta che il film dà all’interrogativo principale, ossia se esista o meno una memoria custodita nell’intimo del nostro cuore.
Alla fine, quello che emerge è che le scelte che abbiamo compiuto con convinzione, seguendo i nostri desideri e assecondando veramente la nostra natura, torneranno a richiamarci su una strada che la sorte ci ha reso estranea, riportandoci dove sta il nostro cuore, l’unico vero faro nella notte della memoria e delle infinite possibilità della vita.
Solo questo, la memoria di noi che il nostro cuore conserva, può far si che i ricordi persi non pesino su di noi come occasioni mancate, come rimpianti sconosciuti, tutto il resto, la famiglia, gli amori, le pressioni esterne, possono solo tirarci da una parte e dall’altra, ma la nostra strada è disegnata dentro di noi.
Molto interessante, davvero, questo messaggio.
Il film, tecnicamente parlando, è carino, gli attori sono bravi e il ritmo della narrazione mantiene alto l’interesse nonostante la poca “azione”. Interessante sapere che si tratta di una storia vera, cosa che, soprattutto al momento dell’inaspettato finale, sorprende ancora di più.
Non un capolavoro, ma comunque un buon film da vedere.

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