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Recensione su The Visit

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L’orrore quotidiano / 28 novembre 2015 in The Visit

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Con questo lavoro, Shyamalan si è divertito a creare una struttura narrativa in grado di suggestionare il pubblico, facendogli percorrere più strade, lasciando che si smarrisca tra diverse suggestioni cinematografiche, dal mockumentary allo slasher di antica maniera, passando per la truce fiaba tradizionale (come non pensare ad “Hansel & Gretel”, per esempio, davanti alla reiterata scena del forno?)

Ciò che ho apprezzato maggiormente in questo film è il fatto che, pur suggerendo chissà quali possessioni o fatti di natura ultraterrena, l’orrore evocato non sia legato ad eventi soprannaturali, ma ai tortuosi cortocircuiti della psiche umana e, quindi, alla quotidianità: non sono fantasmi o presunte entità incorporee a “fare del male”, ma creature in carne ed ossa minate da tarli mentali, capaci di usare il proprio corpo (e con ciò intendo il proprio peso, la propria forza) per arrecare più o meno consciamente dolore a terzi.
Anche sui due ragazzini, in un paio di occasioni, aleggia esplicitamente un’inquietante resa psicologica.

Un elemento che mi ha fatto apprezzare ancora di più il film è l’ironia che lo sottende: pur sopra le righe e incredibilmente “svegli”, i due ragazzini protagonisti, per l’appunto, sono la chiave di volta del mood del racconto, sorta di “amici di Scooby-Doo” dei giorni nostri.
Tyler, in particolare, stempera in maniera quasi surreale alcuni momenti del film (e la sua trovata di sostituire nomi di cantanti pop alle imprecazioni mi ha divertito davvero).

Nel complesso, è un film gradevole, con tanto di efficace “colpo di scena à la Shyamalan”.

8 commenti

  1. Francesco / 28 novembre 2015

    A me piace pensare che la svolta sovrannaturale ci sia. Non ne abbiamo mai le prove nei video (a meno che non siano nascoste!), ma nemmeno le prove del contrario.

    • Stefania / 28 novembre 2015

      @franz: aspetta, perché? C’è “qualcosa”, nel film, che può essere considerato soprannaturale?

      • Francesco / 28 novembre 2015

        SPOILER

        La storia degli alieni raccontata dalla nonna, e il mostro nella fabbrica visto dal nonno. Magari sono loro fantasie. Magari no. #uuuuu

        • Stefania / 29 novembre 2015

          @franz: per quanto possa “piacere” l’idea che il sovrannaturale possa far parte della storia, credo che non sia uno degli elementi “risolutivi” di questo film (chiariamoci: per un po’, S. instilla scientemente questo dubbio, basti pensare al cosiddetto licantropismo della nonna, al suo vomito in stile “L’esorcista”, ecc.), ma, per quanto il regista si diverta a depistare il pubblico, credo che l’intento del racconto sia quello di sottolineare che la paura nasce nel quotidiano. Un po’ come quando, con una forte dose di buonsenso, ti dicono: “Se vai al cimitero, non aver paura dei morti, ma dei vivi” 😉
          Quei passaggi di cui parli anche tu, secondo me, fanno parte di questo “gioco” di molliche di pane (ecco ancora la fiaba 😀 ) sparse lungo il sentiero della narrazione. Però, se ci pensi, entrambe vengono smontate (più o meno) dagli stessi personaggi:
          – le creature con le antenne nello stagno sono collegate alla vicenda dei figli della vecchia da lei chiusi in alcune valigie e buttati in un laghetto (ne parla il vecchio quando tenta di acchiappare Becca nella cantina. Detto tra noi, è il momento che mi è piaciuto di meno: odio gli spiegoni 😀 );
          – Becca parla col vecchio dicendogli: “La mamma mi ha detto che hai lavorato in un’impresa mineraria” e lui racconta della creatura bianca con gli occhi gialli, ma lui (a meno di una super-coincidenza) non ha mai lavorato in quell’impresa, perché non è il vero nonno Pop, quindi l’episodio che racconta si è svolto in un altro contesto. Lui non scinde la bugia dalla sua presunta verità, il che, oltre al fatto che nel film non ci sono riferimenti precedenti a questa creatura, mi fa supporre che si tratti di una sua ossessione. Poi, in effetti, dice anche: “La creatura si sta aggirando intorno alla casa”, ma -ribadisco- ho dato peso alla cosa solo in funzione della sua alienazione.
          In realtà, mi è piaciuto pensare che questi dettagli si riferiscano ad una sorta di autocitazione di Shyamalan: l’una per The Lady in the Water e l’altra per The Village, ma questi sono miei voli pindarici 😀

          • Francesco / 1 dicembre 2015

            sì appunto, anche il mio è solo un volo di fantasia. Ovviamente la storia del film è un’altra. Però non credo che S. sia uno di quei registi i cui film vogliono insinuare la paura che “può succedere anche a te”. Non è su questo tipo di tensione che il film gioca, a parte al momento della rivelazione finale. Ma anche in quel caso il resto del film ha una tensione legata al modo di liberarsi dai sequestratori, senza lasciare spazio per ripensare al come si poteva (o non si poteva) evitare sin dall’inizio.
            E poi quei poveri pazzi sono stati così cari coi due bimbi, poveretti, che male hanno fatto? 😛

  2. Jack / 28 novembre 2015

    Concordo su tutto, questo film mi ha stupito e l’umorismo secondo me è ben dosato ed è disseminato in maniera intelligente, è un tocco in più.

  3. Stefania / 1 dicembre 2015

    @franz: “quei poveri pazzi” 😀 una cosa che mi ha fatto raggelare il sangue è stata che entrambi i vecchi, mentre si accaniscono sui due ragazzini, dicono: “Non mi sei mai stato simpatico/a”: maschere, su maschere, su maschere… usate in maniera lucidissima, tra l’altro (ecco un altro motivo per cui parlo di “orrore quotidiano”).
    Comunque, “più sta lì” e sedimenta (e ne parlo), più mi rendo conto che questo film mi è davvero piaciuto 🙂

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