Recensione su I soliti sospetti

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22 Gennaio 2014

Singer e McQuarrie ci insegnano come si fa un Thriller.
Dal momento in cui ho premuto play al momento in cui l’ultimo titolo di coda è scorso sullo schermo, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte ad un meccanismo perfetto, in cui tutto è funzionale allo scopo, non ci sono futilità né ruggine di nessun genere. Tutto sta al suo posto, e il risultato è eccezionale.
Pariamo dall’incipit.
I primi 10 minuti sono tutto un susseguirsi di scene preparatorie, che rendono difficile per lo spettatore avere una visione d’insieme, ma gli permettono di capire che il film fa sul serio. Non si tratta, infatti, della solita storiella di un gruppo di malviventi messi alle strette dalla polizia e alle prese con qualcosa di più grande di loro. No, c’è molto altro.
Messo a punto il contesto generale, la storia inizia ad entrare nel vivo, rendendoci protagonisti della ricerca di una verità che arriverà piano piano, come una presenza che ci segue in silenzio e che quando compare, dopo l’iniziale sorpresa, ci dà modo di pensare che era sempre stata lì, con noi, a portata di mano.
C’è una nave, un incendio, un probabile incontro tra bande di spacciatori,un gruppo di criminali professionisti braccati dalla polizia oramai per consuetudine, un poliziotto ossessionato dalla sua smania di punizione di un singolo individuo, un uomo che cerca di cambiare strada contro gli eventi che ce lo riportano di continuo, un’inquietante e aleggiante presenza. Insomma, di elementi ce ne sono tanti e sono tutti mescolati con sapienza, non casca niente dal piatto, c’entra tutto perfettamente.
Bisogna guardare le cose da una certa distanza per avere un quadro generale. Questo ci dice ad un certo punto il film, ma, e qui sta l’abilità dello sceneggiatore a mio parere, non ce ne dà la possibilità se non alla fine, poiché la trama procede ad incastro, con diversi livelli narrativi e diverse storie che finiscono con l’intrecciarsi. O meglio, la storia è una ed è coerente, ma per arrivare a comprenderne i molteplici risvolti, il film, invece di prendere un solo personaggio e farlo addentrare in diversi contesti con il rischio di rendere il tutto inverosimile e forzato, sceglie, a mio parere sapientemente, di mantenere distinti contesti, che poi finiranno tutti con l’incontrarsi, quasi fisicamente si potrebbe dire, per regalarci un finale davvero perfetto.
Da vedere assolutamente.
Kevin Spacey è la quintessenza degli interpreti dei film del genere, a mio parere.

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