?>Recensione | L'insostenibile leggerezza dell'essere | Kundera...

Recensione su L'insostenibile leggerezza dell'essere

/ 19886.539 voti

Kundera revisited / 13 dicembre 2015 in L'insostenibile leggerezza dell'essere

Mi chiedevo come si potesse ricavare un film, o meglio, un buon film, da un capolavoro come quello di Kundera, un libro verboso e avvolgente, lirico e spesso filosofico.
Mi immaginavo la scelta di una voce narrante che la facesse da padrona, per cercare di mantenere lo spirito dell’opera letteraria.
Kaufman invece opta per l’esatto opposto, proponendo un film in cui dominano lunghi ma eloquenti silenzi.
Il risultato è assolutamente eccellente, sebbene distante dall’intensità narrativa del romanzo.
Ma del resto si tratta di due opere diverse: nel lungometraggio domina la componente erotica, sapientemente dosata ma comunque essenziale nello sviluppo dell’intreccio; il film presenta inoltre una riflessività più elaborata, che viene lasciata alle immagini più che alle parole, sottolineando con tale scelta l’ontologica differenza tra i due mezzi espressivi.
Si tratta, in ogni caso, di un gran film: lungo e lento ma mai noioso, pacato ma mai banale.
Memorabili le scene in bianco e nero della Primavera di Praga, un misto di filmati dell’epoca e scene girate appositamente, con una fotografia che sa adeguarsi in maniera camaleontica.
Il finale alla Candido (dopo essere tornati a Praga, Tomas e Tereza sfuggiranno alla sottile repressione sovietica rifugiandosi in campagna e vivendo da contadini) è anch’esso di gran livello, con un triste esito che ci ricorda quanto siano precarie l’esistenza e la felicità.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext