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Recensione su The Tree of Life

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a metà tra Bergman e l’Odissea di Kubrick / 24 maggio 2011 in The Tree of Life

I temi non sono nuovi, al centro vi sono il dolore per la perdita e il conflitto religioso e familiare, nonchè il più generale rapporto tra leggi di natura e leggi della convivenza. Più che due storie, si susseguono due percorsi, uno tutto mentale del protagonista imperniato sul ricordo e sullo sforzo di riconciliarsi con se stesso, un altro di tipo biologico-evolutivo con un salto di scala che lascia storditi. Memoria personale e memoria del mondo si rincorrono in un equilibrio tumultuoso e suggestivo. L’intenzione di Malick è la riflessione metafisica in sè piuttosto che la delineatura di una verità assoluta o la ricerca dell’effetto sentimentalistico.
Un film cervellotico, totalmente ma forse non volutamente demodè, a metà tra Bergman e l’Odissea di Kubrick, ma anche una nuova via alla decostruzione nel cinema. La cura per il dettaglio e per il punto di vista, le piccole o macroscopiche discontinuità nel tempo e nello spazio, le ellissi e i vuoti narrativi, la prevalenza dei monologhi interiori sui dialoghi, il senso di vaghezza e nebulosità, l’esaltazione della soggettività, l’assenza di scene chiarificatrici, i mezzi espressivi al limite dell’astrazione, la resa visiva iperbolica ed eterogenea presuppongono uno spettatore non anestetizzato. Occorre scomodare Michelangelo per trovare simile fusione di bellezza, potenza e tormento. Si sfiorano i vertici del sublime.

1 commento

  1. mandelbrot / 6 gennaio 2012

    Si rende necessaria una postilla. Il precedente, al quale maggiormente sento di dover associare, sia per tematica che per resa registica, the Tree of Life, l’ho visto da poco e trattasi de Lo Specchio (1975) di Tarkovskij, per cui il titolo della recensione andrebbe leggermente modificato 😉

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