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Recensione su The Tree of Life

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20 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo è il film di Terence Malick, il regista che non ritira premi e non concede interviste, che ha da poco vinto a Cannes. Lo volevo vedere, mi si sono attaccati degli altri e io, con la mia infinita pazienza, ho aspettato una sera che andasse bene per i comodi degli altri U_U
Già arriviamo e una protesta perché è in lingua originale con sottotitoli in italiano. Io così orgoglioso di aver trovato un ca**o di cinema che da i film in originale -.- dannata asina, ma vabbè. Eh ma non li vedo – e che sei cieca?
Eh ma non ho mai visto un film sottotitolato in vita mia – a quasi 30 anni questo cara mia secondo me è un po’ un problema. Ti concedo di ringraziarmi.
Diciamo subito che Legoman e il Superlavoratore sono usciti dopo il film bestemmiando tantissimo e tirando insulti al buon Terenzio Malick. Io non sono per niente d’accordo con loro, ma in effetti non è che tutto fosse logico.
Il film apre con una voce off che pone domande, invoca un fratello, e una madre, cose così. Parla del binomio che regge la vita tra la grazia e la natura. Si prosegue sulla vita di questa classica famigliola americana e felice degli anni ’50-’60, lui e lei con tre figli maschi, nella loro villetta a schiera nel classico quartiere di villette a schiera, quelli con un po’ di pratino da rasare per uno, chi ce l’ha più figo ecc
Poi si capisce che è morto un figlio. Panico ovunque.
D’improvviso, si passa in un quartiere avveniristico, la city di qualche città moderna. C’è Sean Penn che gira e i vetri che specchiano le nuvole del cielo. Si capisce (ma a stento) che è uno dei bimbi cresciuti. Vede un albero. E lì parte un treno di pensieri assurdo. Malick fa partire una cosmogonia immaginifica e assurda, un racconto della nascita della vita, dal big bang in giù. É qui tra l’altro che ho visto benissimo, e secondo me non sbaglio neppure troppo, una vagina spaziale U_U capisci no, come principio di vita, capito no?
Dunque c’è questa storia della creazione, le prime forme di vita, i pianeti, i dinosauri, tutto. Le reazioni sono due, o si pensa “uff che palle” o si sta con gli occhi e la bocca spalancata. Io ho fatto nella seconda maniera, che è anche lo stesso atteggiamento che assumo quando guardo dal finestrino del treno se sto attraversando posti nuovi
O_O
E niente, finisce questo strobointermezzo e la storia, sempre nei ricordi di Sean Penn, prosegue a flashback in maniera più o meno lineare. La famiglia non è così perfetta, il padre è padrone (oltre ad essere Brad Pitt) e vessa questi figlioletti con fare militaresco, la madre è a suo modo una hippie ante litteram che non sa opporsi e insegna loro ad amare ogni filo d’erba e robe così. Fino a un grande finale, in cui tutti i protagonisti di tutte le età della vita dei protagonisti camminano e si ritrovano sulla riva di un mare al tramonto, ed è una specie di elaborazione avvenuta del lutto.
Mah. Diciamo così. Il film era di un’ambizione smisurata. E allo stesso tempo ha il merito di raccontare la sua storia con un taglio che dire originale è dir poco, affidandosi spessissimo più alla forza delle immagini che alla logicità della trama. Era impossibile non vedere i richiami a Kubrick di 2001, i pianeti che danzano, la morte che trasfigura nella vita porco clero, ecc, e per quella stessa via a tutto il filone trascendentalista della cultura americana (Emerson e W. Whitman, per dirla molto in soldoni). Impossibile. Oltre al fatto che il finale era uguale alle esperienze premorte come le racconta Clint in Hereafter. Che non era un must ma è un film che per un motivo o per l’altro finisco sempre per citare.
Come tutte le imprese di smisurata ambizione ha innumerevoli difetti, che dal mio punto di vista erano essenzialmente quelle domande esistenzial-filosofiche sparate ogni tanto qua e là – funzionava tutto anche senza – e un’eccessiva lunghezza causata dalla ripetitività di certi episodi della vita famigliare. I mean, una volta che abbiam capito una cosa è assimilata, non ripeterla. Ciò detto onore al merito e ben venga chi riesce a pensare così in grande e a raccontare una storia, che pure non brillava certo di originalità, con uno stile così personale. Male non fa, anche considerato che per la maggior parte vediamo tutti film che sono, grosso modo, tutti uguali :/

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