Recensione su L'albero del sangue

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Polpettone pretenzioso / 6 Agosto 2020 in L'albero del sangue

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Attratto dalla presenza di un paio di attrici de La casa di Carta (Ursula Corberò e Najwa Nimri, cioè Tokyo e la perfida commissaria) ho fatto l’errore di sorbirmi l’intero polpettone di questo Julio Medem.
L’intento era ambizioso e l’idea non sarebbe stata male: ricostruire una vicenda complessa attraverso i flashback incrociati di due giovani fidanzati, ognuno dei quali è in possesso di informazioni e segreti necessari a completare il quadro completo.
Forse ci sarebbe voluto un Nolan, per farne un thriller avvincente come Memento, invece qui siamo ai livelli del peggior Lelouche, per la tendenza a pasticciare e andare sopra le righe.
Per farsi un’idea di quanto la sceneggiatura sia incongrua e dozzinale, in un tripudio di manicomi, incesti, profughi della guerra civile dediti allo spionaggio e trucidi omicidi della mafia russa, basta il dettaglio del sottofinale nel quale l’amato patrigno rivela alla protagonista (colpo di scena!) di aver ucciso con le sue mani un neonato, per procurarsi gli organi che le hanno salvato la vita, quando era appena nata. Di fronte a questa agghiacciante rivelazione, la ragazza si commuove teneramente e abbraccia con gratitudine l’assassino (!)
Film di serie B, ma do un pallino in più per la frequenza con cui la Corberò ci concede generosamente la visione del suo sederino.

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