Recensione su Escape Plan - Fuga dall'inferno

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Le case di riposo sono più moderne di quanto pensassi. / 4 Dicembre 2013 in Escape Plan - Fuga dall'inferno

Per la regia dello svedese (quindi automaticamente metallaro e satanista) Mikael Håfström, “Escape Plan” è un film la cui visione non mi faceva assistere a tanta vecchiaia in una pellicola sola dai tempi di Svegliati Ned. Come tutti i film con eroi d’azione degli anni ’80 che hanno da tempo maturato i contributi per la pensione, anche questa opera è fondata sul carisma dei partecipanti, sui muscoli e sulle battute steroidee, una sorta de I mercenari indoor.

Il risultato è godibile per coloro che hanno apprezzato il suddetto film, molto meno per quelli che si sono un po’ stufati della eccessiva mania di protagonismo di queste vecchie glorie. Sono il primo a riconoscere che ai loro tempi spaccavano i proverbiali culi, ma purtroppo o per fortuna il loro tempo è passato.

Sono quindi d’accordo con quanti affermano che gli eroi action di oggigiorno non valgano un centimetro di vitiligine senile di questi rudi maschioni un po’ stagionati, il problema è che continuare a fare film li espone al ridicolo, cosa che in fondo non meritano nonostante la loro carriera sia costellata di caz**te più o meno col botto.

Quindi, che fare?

Assistere turandosi talvolta il naso ad un film senza infamia né lode con diverse cadute nell’assurdo, in cui la sceneggiatura non ha senso ed è zavorrata da una profondità paragonabile ai testi delle Spice Girls. I presunti “colpi di scena” sono scontati come la presenza del calendario delle donne nude dal meccanico e sono soverchiati dalle numerose scene di scazzottate, così ricorrenti da sembrare quasi una gag. Qualche piccola idea del plot affonda quindi in un marasma generale, con troppa presenza quantitativa dei canoni e degli stereotipi dell’action movie ignorante, soprattutto nella seconda parte del film.

Stallone è il solito pio bove che ha più espressività nei deltoidi che sul volto. I suoi discorsi pseudo intellettuali sono poco credibili, e tentano (non riuscendoci) di elevare un minimo il livello. Molto meglio quando mena le mani. Ossia spesso.
Tra i detenuti, efferati criminali almeno quanto il direttore del doppiaggio italiano di “Monty Python e il Sacro Graal”, abbiamo Arnold Schwarzenegger, che inespressivo e gigione come al solito forma insieme a Stallone la coppia d’assi su cui il film sorge.
In fondo sono due simpatici armadi a due ante che si divertono a picchiare, sparare e ammazzare. Se poi non facessero film sarebbero perfetti.

Tante facce note per quanto concerne il resto del cast. Il direttore del carcere è l’ex Gesù del film diretto da Psycho-Mel, ossia James Caviezel; il capo delle guardie è Vinnie Jones, che è stato il difensore più cattivo della storia del calcio ma che almeno non cambierà il suo nome in un ruffiano “Pace nel Mondo” come un suo equivalente in NBA. Il braccio destro del protagonista è il rapper 50 Cent e il dottore della prigione è il buon Sam “Jurassic Park“ Neill.

Piuttosto dimenticabile.

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