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Recensione su Stuff - Il gelato che uccide

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4 agosto 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’era questa serata in cui tutte le persone I know si riunivano per una cena fuori. Maddai, le persone che conosco sono troppe e tutte insieme fanno rumore, e al cinema davano un film con sottotitolo “Il gelato che uccide”. Difficoltà di scelta ZERO.
Per cui, in un posto somewhere (ma ben al di qua del the rainbow) in America un paio di minatori che vanno a casa scoprono della roba bianca che borbottante gorgoglia da terra. Lo assaggiano – come farebbe chiunque vedesse un qualcosa di bianco, freddo e borbottante fuoriuscire dal sottosuolo – e uao, è strayummy! Scena dopo, lo Stuff, questo il nome con cui è stato lanciato sul mercato, è un successo urbi et orbi, piace a tutti e le sue tinte da bigbabol fragola e panna sono ovunque, e gli altri produttori di gelati si riuniscono (gomblotto tantissimo qui) per assoldare una spia che ne rubi il segreto. La spia, che si chiama Moe e riesce a fare ammiccando una battuta agghiacciante del tipo “I’m David Moe, ‘cause I always want Mo(r che non si sente)e”, diventa il protagonista. Indossa perenni stivali di cuoio ed è veramente un pollo, però è pure ganzo, è un ganzopollo. Insieme alla sua squinzia (si mettono insieme tipo in 4 minuti. Non sono insopportabili tipo quelli che dicono sempre tipo? Tipo me), la quale prima girava promo per lo Stuff, e a un ragazzetto occhiazzurri, di una famiglia occhiazzurri, tutta ormai del tutto addicted di Stuff. Perché lo Stuff ti mangia dentro e il cervello, e gli Stuff-zombie si nutrono solo di quello e le loro teste esplodono e da dentro sprizza Stuff. Ma tanto nulla ormai ha più un verso né un recto, non c’è uno snodo che sia risolto in maniera sensata e il terzetto si rivolge all’esercito, capitanato da Paul Sorvino generale svitato, per risolvere l’ambaradan. Prima era anche passato Danny Aiello e altre persone a random. Vasche, laghi di Stuff, materassi pulsanti di Stuff, and so on. Al di là dell’inconsistenza/incapacità narrativa, inesatto non è dire che ci siano tematiche serie, come la massificazione conformist-consumist-qualche altra parola che finisca per ist-pubblicitaria e l’antimilitarismo via messa in burletta molto ‘80s del militarismo. E la demenza, why so serious?, di un film dove il cattivo/killer è un grumo di Hagen-Datz+yogurt (Wiki says) che quando fa più paura esclama tipo:
“BLUB!”
Al cinema eravamo in 7, strano.

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