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Lo straniero

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Lo straniero

Welles in (momentanea) caduta libera, ma soggetto interessante / 4 Gennaio 2017 in Lo straniero

Il terzo lungometraggio di Orson Welles rappresenta un deciso passo indietro, da un punto di vista stilistico, rispetto a due capisaldi come Quarto potere e L’orgoglio degli Amberson. Forse è meglio dire che Welles si sia semplicemente normalizzato, abbandonando le sperimentazioni dei suoi primi due film (soprattutto il primo), che solo in futuro otterranno il giusto riconoscimento, fino a far considerare il regista una sorta di guru incompreso del cinema del Novecento.
Ciò che più colpisce in questo The Stranger, non è infatti tanto lo stile della regia, bensì la trama, che già nel ’46 tratta lo spinoso tema della caccia ai criminali di guerra nazisti.
Il personaggio di Mary, la giovane americana che si innamora e sposa l’ex comandante di un campo di sterminio fuggito negli Stati Uniti sotto falso nome, rappresenta simbolicamente la Germania, che si lascia sedurre dal male, rifiutando di credere a ciò che ci SI VUOLE rifiutare di credere.
È l’aspetto più interessante di un film che per il resto non brilla particolarmente, nemmeno per le interpretazioni degli attori principali: lo stesso Welles è un tantino impacciato nel ruolo del criminale nazista sotto mentite spoglie e solo il segugio che si mette sulle sue tracce, interpretato da Edward G. Robinson, è personaggio davvero credibile.

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Auguri Orson ! / 6 Maggio 2015 in Lo straniero

Cento anni fa esatti nasceva Orson Welles, un uomo, un mito.

Nel 1946 Orson Welles aveva già realizzato una trasmissione radiofonica che aveva scatenato il panico (un adattamento radiofonico de La Guerra dei mondi), vari cortometraggi e due film fra cui l’intramontabile Quarto Potere. Nel ’46 la guerra era finita ma Orson Welles, proprio come Alfred Hitchcock fece per Il club dei 39, la signora scompare, il prigioniero di Amsterdam, Sabotatori, Prigionieri dell’oceano, ebbe modo di dirigere un film anti-nazista. Il risultato finale fu The Stranger -Lo Straniero. Completato in soli 35 giorni, prodotto dall’RKO e sceneggiato da Antony Veiller con John Huston e Orson Welles (non accreditati), The Stranger presenta il tocco inconfondibile del regista, anche nelle sue imperfezioni e aspetti degni di critica.

Film post-bellico che ricalca una fase particolare per l’America: alla fine della seconda guerra mondiale si sviluppò la paura delle infiltrazioni naziste nel tessuto politico-sociale del paese… come poi è successo realmente sia negli U.S.A sia in America Latina. Il film si concentra sulla storia di un infiltrato nazista nel contesto di una normalissima cittadina del Connecticut. Il personaggio interpretato da Orson Welles è perfettamente coerente con la galleria di uomini ambigui che ha iniziato a creare da
Charles Foster Kane in avanti, ma l’interpretazione risulta debole rispetto agli standard a cui ci ha abituati. Orson Welles è il protagonista dell’opera ed indossa i panni di un feroce ex nazista sparito senza lasciare tracce (di lui non si trova neppure una fotografia, si sa solo che ha l’hobby della riparazione dei meccanismi di grossi orologi). Il suo nome è Franz Kinlder e durante la guerra si occupava dello sterminio degli ebrei nei campi.

Un ispettore della Commissione alleata per i crimini di guerra (E. G. Robinson), inizia a dargli la caccia ed arriva fino alla cittadina di Harper per trovarlo. Franz ha però cambiato vita, si fa chiamare Charles Rankin, si è stabilito nel Connecticut insegnando storia in una scuola locale e sta per sposare una giovane americana, la figlia del giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Adam Longstreet (Loretta Young). Si è tolto la maschera del carnefice, sembra addirittura cambiato nel suo modo di pensare e agire ma è solo apparenza. In una scena, una delle migliori del film, l’ispettore della Commissione alleata per i crimini di guerra si spaccia per antiquario e invitato a casa dalla famiglia del giudice, intavola un discorso che mette con le spalle al muro Franz Kinlder il quale pronuncia questa frase: “Carl Marx non era tedesco, era ebreo”. Kinlder verrà smascherato e la giustizia sarà fatta nell’epilogo del film; l’epilogo della vicenda avrà come protagonista proprio l’orologio da lui riparato.

Dal punto di vista della regia la ciliegina sulla torta è l’uso dei carrelli e delle gru, il tocco di Orson c’è e dare un giudizio negativo all’opera è impossibile. Oltretutto è mancante la prima parte in cui Orson Welles si trova in America Latina e non stiamo parlando di 5 minuti di tagli. Le critiche vanno mosse al tono melodrammatico, alle situazioni, all’impostazione decisamente retorica dell’opera. Sono questi i punti deboli della pellicola, che nonostante tutto rimane un prodotto godibile. The Stranger andrebbe riscoperto fra la filmografia di Welles e ve lo consiglio caldamente.

DonMax

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