7 Recensioni su

Una storia vera

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La mano di Lynch / 24 Luglio 2017 in Una storia vera

Vedere Lynch associato alla Disney fa davvero uno strano effetto. Però, fa anche piacere apprezzare l’estro onirico del regista mitigato in questa maniera: Una storia vera sarà anche un racconto lineare, privo di particolari artifici narrativi ed estetici, eppure la mano di Lynch resta ben visibile nella rappresentazione amorevole del “diverso”, di una società pregna di piccoli e fondamentali segreti, di un’America fanta-rurale che fa a ca**otti con le highways.
Richard Farnsworth spacca il cuore e lo riduce in coriandoli, come il commento musicale di Badalamenti.

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Sette e mezzo. / 5 Giugno 2013 in Una storia vera

Una storia vera.

La pellicola, diretta da David Lynch è un commovente e donchisciottesco road movie che vede come protagonista un settantatreenne chiamato Alvin, ex veterano della II guerra mondiale, orgoglioso ed umilissimo paesanotto il quale trascorre i restanti giorni della sua vita in modo pacifico.
Pur avendo i suoi fantasmi che tornano di tanto in tanto nella sua esistenza, cerca in tutti i modi di viverla come viene (citando il cowboy de “Il Grande Lebowski”). Vive con una figlia con dei problemi, scossa dalla sottrazione dei figli da parte dei servizi sociali, ha i suoi acciacchi, l’età comincia a farsi sentire e soprattutto sono anni che non parla con il fratello. Il film è tratto da una storia vera, il nostro portagonista, venuto a sapere dell’infarto del fratello, coglie l’occasione per sotterrare l’ascia di guerra, perdonare e riconciliarsi.
Un fratello è sempre un fratello.
Purtroppo non ha la patente, la figlia non può guidare e gli amici che ha son tutti vecchi quindi dargli una mano neanche a parlarne.
Allora ? Allora niente, armato del suo trattorino e di santa pazienza parte verso l’ignoto o meglio verso il Wisconsin… Wisconsin che nome cazzuto.
Il primo trattorino lo abbandona, opta allora di comprare un John Deere (trattore niente male secondo mio fratello, oh fa l’agrario se non lo sa lui), i trattori non sono bolidi aggiungiamoci che il viaggio non è facile, percorrerà centinaia di chilometri e incontrerà tante persone.
Tutto questo per incontrarsi con un fratello di 76 anni, per giungere a una riconciliazione, per far capire che se una persona è importante la si riprende a costo di mettersi in gioco o in dubbio.
Tra le altre cose non si ricorda neppure perché ha litigato con il fratello, succede quando passano tanti anni o quando ti sei fatto un bicchiere di troppo.
Un film piacevolissimo, a tratti divertente a tratti triste e riflessivo.
L’unica caratteristica “Lynchiana” di un film che di Lynchiano ha molto poco (forse è per questo che mi è piaciuto molto) è la presenza di una coppia di meccanici rimbambiti che si fanno soggiogare dal vecchietto quando chiedono una cifra esorbitante per riaggiustare il trattore.
Un film semplice, dove contano molto le emozioni provate dal protagonista, per non parlare del gioco di sguardi quando ricorda il passato, un passato triste, duro, tremendo non solo nelle trincee ma anche durante gli anni seguenti il ritorno in Patria .

DonMax

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Un fratello è un fratello / 30 Gennaio 2013 in Una storia vera

Solo vedere gli occhi di Alvin Straight, 73enne che decide di andare a trovare il fratello a oltre 300 miglia di distanza con un tosaerba, e la sua espressività appagano lo spettatore.
Commovente, romantico e sentimentale.
Un gran bel film.
Molto lento per far vivere le sensazioni del protagonista e della sua realtà.
Non perdetelo.
Dimenticavo: è una storia vera… INCREDIBILE…
“Quando i miei figli erano piccoli facevo un gioco con loro: gli davo un bastoncino, uno ciascuno, e gli chiedevo di spezzarlo. Non era certo un’impresa difficile. Poi gli dicevo di legarli in un mazzetto e di cercare di romperlo ma non ci riuscivano. Allora io gli dicevo:
Vedete quel mazzetto, quella è la famiglia…”
Grazie Lynch…
Ad maiora!

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13 Gennaio 2013 in Una storia vera

Lynch rinuncia alle visioni oniriche, pur mantenendo la sua impronta personale, per un road-movie formativo attravverso il colorato midwest. Una storia ‘reale’, ricca di riflessioni e sentimenti.

15 Ottobre 2012 in Una storia vera

Storia della fedeltà, delle speranze e della testardaggine di un uomo.
No, non è un film che prevede un pressante studio di un unico personaggio ma questo accade lentamente, attraverso il lungo viaggio intrapreso da Alvin.
Le motivazioni che spingono questo anziano signore a partire per il Wisconsin (con il solo ausilio di un tagliaerba) sono molto profonde e guai a non far caso alla sua pazienza, alla tranquillità che riesce ad infondere (questo anche grazie alla bravura del regista).
Il mio voto è evidentemente fuori dal coro perchè, purtroppo, oltre alla stranezza (in senso positivo) della vicenda ed ai fugaci attimi di intensa pace incontrati grazie a fotografie di “vita rurale”; non ho trovato molto altro a colpirmi.
Il protagonista è senza dubbio caratterizzato molto bene.
Rivolto al futuro a livello di ambizioni ma profondamente legato al passato.
Ps: anche in questo caso avrei preferito il titolo in lingua originale.

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Come si sgrana una storia Disney / 15 Ottobre 2012 in Una storia vera

Il Lynch che non ti aspetti, un road movie frugale e rurale che si fa scenario della storia intima – bella e mai stucchevole – del vecchio Alvin Straight e del suo lungo viaggio su un tagliaerba. Questa pellicola è forse la miglior controprova per certificare la grande abilità di un regista che non resta confinato nell’etichetta di visitatore dell’incubo; una storia “così Disney”, perfetta per esser digerita da cineasti da zuccherificio, viene sgranata e disossata da Lynch, imperlata da dettagli gustosamente “estranei” (i cervi finti, la casa in fiamme) e tagliata per la memorabile interpetazione del ‘ripescato’ Richard Farnsworth.

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26 Gennaio 2012 in Una storia vera

La stessa sperduta provincia americana è un tema che ritorna ossessivo nei “labirintici” rettilinei infiniti, subdola come il serpente a sonagli, scrigno di terribile segreti con l’incrocio delle poche strade che sono la trama di paesini immersi nel granturco.
Pasolini diceva che il cinema assomiglia alla vita, o meglio che questa assomiglia al cinema nel suo scorrere in un lungo piano-sequenza che solo nel momento estremo acquista senso; quando la coscienza, come una moviola, vede riemergere selezionati i momenti unici, determinanti, accostati in un disegno pregno di significato.
È questa l’operazione che compie Alvin Straight giunto all’estremità della sua esistenza: le praterie percorse alla velocità del tosaerba sono le fasi della vita percorse al ritmo dell’esperienza. I lunghi momenti di silenzio, di raccoglimento, di “passaggio” fluido sulle corde della vita, lasciano frammentariamente spazio agli sporadici incontri che sono pretesto della memoria per ristabilire i momenti chiave della vita di Alvin, i momenti in cui il cammino non si sviluppa più sulla strada tesa verso l’orizzonte, ma nella profondità del vissuto.
Il tempo del fluire si arresta. Il tosaerba viene lasciato al bordo della strada. Scende la notte e scoppietta un piccolo falo’; una storia narrata riporta il tempo dell’uomo alla qualità dei propri dolori, dei propri desideri, delle proprie paure, del proprio coraggio.

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