Recensione su La fossa dei serpenti

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Ragazza interrotta. / 28 maggio 2014 in La fossa dei serpenti

Quella pupattola (cit.) di Olivia de Havilland interpreta magistralmente una donna profondamente tormentata che, ricoverata in un ospedale psichiatrico, incappa nel medico illuminato di turno (pare ispirato ad un dottore realmente esistito) che, sottraendola a bestiali sedute di elettroshock ed applicando su di lei le teorie psicanalitiche freudiane (il vecchio Sigmund occhieggia perfino benigno da una riproduzione fotografica appesa ad una parete, durante una seduta “disvelante”), salva la giovane da completa demenza pressoché certa.

L’ambientazione ospedaliera, complessa e delicata, poco battuta, in realtà, ma amata da taluni cineasti, da Forman e Scorsese passando per James Mangold, è qui sfondo interessante e prolifico, ma lo stereotipo e la retorica sono in agguato: dal transfert erotico, alle ingiustizie inferte alle pazienti, fino all’amicizia miracolosa, beh, qui c’è tutto ciò che si è soliti trovare in un film di genere.
Alcune sequenze sono decisamente riuscite, basti pensare ai “sogni” della protagonista, mentre l’interpretazione della Havilland, vincitrice della Coppa Volpi a Venezia, è vibrante, intensa, insomma riuscita.
Questo, però, non salva completamente il film da una certa noia di fondo: scoperto il trauma che compromette la serena esistenza della protagonista, la pellicola si dilunga senza apparente costrutto (la scena del ballo e quella del canto, di ispirazione quasi religiosa, sono infinite), lasciando forse presagire altri drammi recessi, senza peraltro appagare tale sensazione.
Efficace, nel complesso, ma abbastanza datato.

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