I fratelli Sisters

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I fratelli Sisters

Dal romanzo 'Arrivano i Sisters' di Patrick deWitt. Oregon, metà del XIX secolo. Una coppia di banditi, conosciuta come i Fratelli Sister, accettano di uccidere un cercatore d'oro un po' particolare. L'incarico, apparentemente semplice, si rivelerà più complicato del previsto.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Sisters Brothers
Attori principali: John C. ReillyJoaquin PhoenixJake GyllenhaalRiz AhmedRebecca RootAllison Tolman, Rutger Hauer, Carol Kane, Richard Brake, Hugo Dillon, Lexie Benbow-Hart, Diego Llano, Patrice Cossoneau, Zac Abbott, Trevor Allan Davies, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Aidan O'Hare, Eric Colvin, Jochen Hägele, Sean Duggan, Nick Cornwall, Duncan Lacroix, Jean-Marc Bellu, Raymond Waring, Frédéric Siuen, Kelda Holmes, Andrew Litvack, Creed Bratton, David Gasman, Gerard Cooke, Philip Rosch, Ian Reddington, Lenuta Bala, Aldo Maland, Theo Exarchopoulos
Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura/Autore: Jacques Audiard, Thomas Bidegain
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Fotografia: Benoît Debie
Costumi: Milena Canonero, Adina Bucur
Produttore: John C. Reilly, Michael De Luca, Pascal Caucheteux, Cristian Mungiu, Chelsea Barnard, Fernando Victoria de Lecea, Megan Ellison, Grégoire Sorlat, Alison Dickey, Michel Merkt, Tudor Reu, Rosa Attab, Sammy Scher
Produzione: Francia, Romania, Usa
Genere: Western
Durata: 122 minuti

Fratelli di sangue / 9 Gennaio 2020 in I fratelli Sisters

Buon western adattamento cinematografico del libro “Arrivano i Sister” di Patrick DeWitt.
Oregon, 1851. I fratelli Charlie (Joaquin Phoenix) e Eli (John C. Reilly) Sisters sono sicari (se si può usare questo termine per l’epoca) al servizio del Commodoro (Rutger Hauer) dell’Oregon. Hanno due caratteri diversi e non sempre vanno d’accordo; Charlie è impulsivo, scontroso e amante di vino e donne mentre Eli è più riflessivo e sensibile. Un giorno ricevono l’ordine di far sparire un chimico, Warm (Riz Ahmed); un loro collaboratore (altro uomo al servizio del Commodoro), Morris (Jake Gyllenhaal), è già sulle tracce di Warm e lo tratterrà fino al loro arrivo. Ma non tutto va come previsto.
Buon ritmo ma soprattutto buoni personaggi, i due fratelli legati da amore fraterno ma da diverso caratteri che li porta spesso a litigare e il legame che si crea tra Warm e Morris. Film duro che non lesina immagini forti; inoltre qualche novità sulla vita di frontiera (compare lo spazzolino da denti) e la storia non va come ci aspetterebbe.

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Parabolico / 5 Maggio 2019 in I fratelli Sisters

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Jacques Audiard prende il romanzo di uno scrittore canadese con un nome che profuma di fiammingo, Patrick De Witt, e, avvalendosi di un cast anglofono di massimo rispetto, si cimenta in un film western, organizza i set in Spagna, Francia e Romania e vince il Leone d’Argento a Venezia 2018. Uno splendido giro del mondo.
Nel processo di destrutturazione e riscrittura del genere ormai in atto da tempo, I fratelli Sisters non demistifica il mito della frontiera, ma, un po’ come (secondo me) hanno fatto i Coen con i vari capitoli de La ballata di Buster Scruggs, usa la cornice western per mettere in scena una parabola. In questo caso, si parla di avidità e di come questo desiderio smodato di accumulo compulsivo di beni materiali e potere conduca inevitabilmente alla disfatta.

Da una parte, quindi, ci sono gli avidi: Charlie Sisters (Joaquin Phoenix), il Commodoro (Rutger Hauer, che riesce a non dire neanche una battuta!), Mayfield (Rebecca Root), i vari scagnozzi dell’uno e dell’altra.
Dall’altra parte, ci sono gli utopisti: Eli Sisters (John C. Reilly), Morris (Jake Gyllenhaal) e Warm (Riz Ahmed).
Gli uni e gli altri vivono una particolare avventura risolutiva, la più pericolosa e determinante della loro vita.

Audiard rende tutto molto estemporaneo. In particolare, mostra dei cacciatori di taglie alle prese per la prima volta con gli spazzolini da denti (cura dell’igiene personale come segno di civiltà e di affrancamento dall’imbarbarimento), gli affida dialoghi che -in quel contesto- suonano decisamente originali, quasi ucronici, mostra infallibilità e, contemporaneamente, debolezze psicologiche e fisiche di uomini avvezzi alla violenza a sangue freddo, delle vere macchine da guerra.
Il film non difetta di parentesi ironiche (nerissime), anche nelle sue frazioni più drammatiche, quasi a sostenere la tesi di Rimbaud per cui “la vita è una farsa in cui tutti abbiamo una parte”.
Le musiche di Alexandre Desplat, a tratti particolarmente stranianti, accentuano questa strana atmosfera sospesa e irreale.
Funzionale anche la limpida fotografia di Benoît Debie.

Nonostante il film non mi sia dispiaciuto, confesso di averne accusato la durata, che pure non è eccessiva. Non so esattamente a cosa imputare questa sensazione (forse, un sentore di didascalismo?), dato che il ritmo del racconto è sufficientemente sostenuto.

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