Recensione su Quando la moglie è in vacanza

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Vecchi cliché, immortale brio / 24 Gennaio 2018 in Quando la moglie è in vacanza

Okay provo a scrivere una recensione su questo film senza scrivere le parole BRILLANTE, GENIALE, ESILARANTE. Ce la posso fare.
Siamo nella commedia wilderiana prima del sodalizio con I.A.L. Diamond, qui il soggetto e la sceneggiatura portano la firma di George Axelrod, autore teatrale che poi si farà un buon nome a Hollywood (sua la sceneggiatura anche del mitico Breakfast at Tiffany’s di Edwards). Questa commedia si svolge per lo più tra quattro mura e tutto il suo peso comico regge sulla coppia di protagonisti: lui è il simpaticissimo Tom Ewell, magnifico attore teatrale qui nel ruolo che gli valse innegabilmente l’intera carriera al cinema, ottima presenza scenica e mimica irresistibile. Il suo personaggio ha tratti cartoonistici; con i suoi buffi monologhi spiega le sue sensazioni, una modalità che certo non è calzante per il cinema e invece qui tutto risulta perfettamente contestualizzato grazie al tocco magico di Wilder. Lei è la dea di Hollywood, Marilyn Monroe, una bellezza iconica che si espande ben al di là del fisico da pin up; un’attrice che riusciva a fare della sua strepitosa sensualità uno strumento comico, trasmettendo leggerezza nonostante il noto buio interiore che la divorava. L’intesa tra i due è perfetta; al netto di ogni battuta vecchio stampo (con l’assortimento completo di clichè sul maschio predatore), il colore, il brio di questa commedia rimane favoloso, in stupenda simbiosi con lo struggente Concerto per pianoforte n.2 di Rachmaninov.

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