7 Recensioni su

The Sessions

/ 20127.170 voti
The Sessions
Regia:

Grandi interpreti (con una riserva) / 18 Luglio 2017 in The Sessions

Un bel film con grandi interpreti, prima fra tutti Helen Hunt, coraggiosa nell’esporre il suo corpo, e William H. Macy, nel ruolo di un prete un po’ improbabile. Ho qualche piccola riserva sul protagonista John Hawkes (ma forse la colpa è più del regista), che mi pare dare un’immagine un po’ troppo infantile del proprio personaggio. Forse è il prezzo da pagare per rendere più leggero il film; ma si rischia di dare l’immagine del disabile come un perenne bambino.

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Sbalorditivo…. / 4 Maggio 2016 in The Sessions

Mi aspettavo il solito pappone drammatico pesante e angoscioso e mi sorprendo a vedere un film piacevole e disturbante allo stesso tempo.
Piacevole nel vedere la tenacia (e l’allegria) che il protagonista mette nella sua missione, nella speranza di sentirsi “normale” almeno in quello… E disturbante nel vedere la difficoltà di tale impresa, lo sforzo, la fatica e il dolore causato dalla malattia.
Non ho potuto trattenere la lacrime davanti ad alcune scene, specie quella in cui leggono la sua poesia, alla fine, epilogo che svela ancora di più la forza d’animo del protagonista.
Protagonisti davvero superbi, John Hawkes davvero eccellente. Un helen Hunt un pò irriconoscibile ma comunque brava e espressiva.
La cosa più toccante di tutto è che non è inventato, ma basato su una storia vera.
Un 7,5 meritato. Da vedere e rivedere, per coglierne ogni sfumatura!

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Ottimo film sulla disabilità / 14 Novembre 2015 in The Sessions

Sono rimasto piacevolmente colpito da questo film, mi ha ricordato vagamente “Lo scafandro e la farfalla” anche se quest’ultimo lo ritengo migliore. Il film è fatto molto bene, delicato e dolce tratta una cosa cosi difficile con una spensieratezza e un’eleganza che non può che colpire lo spettatore in modo positivo. Helen Hunt l’ho trovata perfetta, adatta al ruolo e a suo agio, cosi come John Hawkes che entra perfettamente nella parte e risulta simpatico perché molto autoironico. In conclusione non posso che consigliare questo piccolo affresco moderno di umanità e dolcezza che (fortunatamente) non sfocia mai in qualcosa di troppo melenso.

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I vari modi di amare una persona / 3 Aprile 2014 in The Sessions

Non si innamora solo del corpo ma molto spesso di quello che si è dentro … è questo film in maniera delica e decisa c’è lo fa capire. Consigliatissimo !!

19 Agosto 2013 in The Sessions

Non è facile parlare di disabilità e sessualità senza rischiare di scadere nel banale o, peggio ancora nell’offensivo. Ed è meno facile ancora farlo in maniera convincente. Mark O’ Brian ci è riuscito in maniera efficace e la storia di (parte) della sua vita viene portata al cinema con sobietà, senza trovate stucchevoli e perifrasi ridondanti.
Il film ha uno stile asciutto e un ritmo serrato, proprio come un articolo di giornale (da cui poi è tratto) e gli interpreti, a cominciare da John Hawkes (un talento un pò sottovalutato ad Hollywood) ed Helen Hunt, sono decisamente coinvolgenti e calzanti.
Bravo anche William H. Macy nel caratterizzare un prete (una chiesa) aperto e attento ai problemi più intimi dei fedeli.
Lascia più di qualche spunto di riflessione.

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9 Aprile 2013 in The Sessions

La storia vera del giornalista e poeta Mark O’Brien, paraplegico a causa della poliomelite. Il film è quasi tutto incentrato sul suo approccio alla sessualità grazie ad un surrogato. Questo rapporto ad entrambi cambierà la vita per sempre.
John Hawkes bravissimo nei panni di O’Brien ma ancora più brava Helen Hunt nei panni della surrogata….usa tutto il suo corpo con naturalezza ed estrema bravura.
Una vita davvero difficile vissuta con molto coraggio.

“Si dice che la vita è come un bicchiere che può essere mezzo pieno o mezzo vuoto dipende da come ti senti riguardo alle cose….chiaramente le due metà non sono mai uguali…ma nel mio caso questo è sicuro. ”

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13 Marzo 2013 in The Sessions

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tratto dalla storia vera di Mark O’qualcosa, ma quanti sono gli irlandesi in America, più che in Irlanda, comunque:/ Mark O’qualcosa, anni ‘80 nei pressi di Berkeley, CA, è affetto da poliomielite fin dall’infanzia, vive gran parte del suo tempo in un polmone d’acciaio, può stare solo sdraiato ed immobile, riesce a muovere solo la testa, ed è pure tutto storto. Ciò nonostante, ha studiato, è scrittore e poeta ecc. Il suo mondo è soprattutto la sua casa, con un gatto che con la coda gli fa solletico al naso, e lui non si può grattare, immagini votive pacchianissime della Madonna, perché questi irlandesi sono un po’ così, e assistenza 24/7. Ha un problema sessuale, è vergine (toh, ricorda qualcuno) e non sa a chi rivolgersi. Le tensioni che lo strattonano dai due lati sono da una parte la voglia di vivere/gioire/contatto con una donna, dall’altra la sua granitica educazione cattolica, che gli si è conficcata dentro come un cuneo nel cuore di un vampiro o nelle chiappe di una vamp, e gli fa provare terribili dubbi e blocchi → mentali, perché fisici più bloccato di così sarebbe dura. Grazie a un prete molto rock (William Macy con in testa i capelli del principe Azzurro di Shrek) che lo confessa e sostiene e beve birra, decide di vedere uno strano tipo di sessuologa. Che è Helen Hunt, credo mai così nuda, con un fisico ancora apperò!!! e la faccia da milfona. Cheryl-HH è strana come sessuologa perché scopa i disabili per aiutarli a superare i loro blocchi psicologici, e non più di sei volte. A tutti i “perché?” che possono venire in mente, la risposta è elegantemente BOH! A quanto pare negli USA in quegli anni si trovava gente così. Magari anche ora eh, appunto, boh.
Su questa base succede esattamente quel che deve, riusciranno a penetrare, si innamoreranno, HH se ne andrà piangendo perché come una tonna ha mischiato lavoro e sentimenti, lui starà per morire per spegnimento di polmone d’acciaio ma troverà in quello stesso modo l’amore della breve vita sua. Il tutto pensato, girato e recitato in maniera pulita e bene, con tanti complimenti a tutti gli attori e di più al protagonista, che ha la parte più sfigata di tutte e la missione, abbastanza accomplished, di renderla una vita meritevole di tale essere.

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