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Recensione su The Secret of Kells

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8 aprile 2015

Che questo film d’animazione, questo gioiello, non sia mai arrivato in Italia è la prova che, dal punto di vista mediatico, siamo indietrissimo.
Riesco a pensare solo ad un motivo per cui i distributori abbiano deciso di ignorarlo: ci considerano profondamente stupidi, e hanno dato per scontato che un film così particolare il pubblico italiano non l’avrebbe apprezzato.

The Secret of Kells racconta una fittizia origine del Libro di Kells, considerato uno dei più grandi esempi nell’arte dei manoscritti miniati.
La storia ha per protagonista Brendan, un ragazzino che vive nell’abbazia di Kells. In un mondo dominato dalla paura per le incursioni vichinghe, Kells sembra una felice oasi: un luogo bellissimo, cibo in abbondanza… e il lavoro costante alle mura, che l’abate ha deciso di fortificare in previsione di un’attacco. Insomma, una prigione dorata i cui equilibri vengono sconvolti dall’arrivo di Fratello Aidan, scampato alla distruzione dell’abbazia di Iona, riuscendo a portare in salvo solo il suo gatto Pangur Ban e il Libro (ancora da completare) la cui bellezza si dice possa allontanare le tenebre.
Proprio per poter completare il libro Brendan finirà per disubbidire agli ordini ed avventurarsi nella foresta, dove incontrerà Aisling, l’ultimo spirito dei boschi.
Questo film, all’apparenza infantile, ha una profondità notevole: a mio avviso parla della bellezza, e di come nei periodi più bui della nostra vita – e della nostra storia – abbia il potere di risollevare lo spirito, letteralmente. Persone di cui non ci è rimasto il nome, ma che hanno vissuto per far sì che quel senso di meraviglia potesse continuare ad esistere, potesse propagarsi nel futuro… ed in modo universale, perchè di fronte ai quei libri, a quelle miniature, di qualunque cultura, noi ci perdiamo ancora oggi.
In questo film ho per la prima volta immaginato cosa potesse dire vederli all’epoca: per noi sono lavori di inestimabile valore, di cui si ammira la precisione e la complessità in un’epoca che non aveva programmi di grafica o fogli per la brutta o una gomma da cancellare. Ma vivere in un mondo dove più o meno qualsiasi cosa poteva ucciderti, col terrore costante che dal mare arrivassero gli stranieri a rubarti tutti e massacrarti, dove c’era poco e la vita è dura… e vedere questo. Vedere che nel mondo c’è anche questo.
E allora viene naturale capire perchè per Aiden è così importante che il Libro venga finito, trovare un apprendista che possa fare quello che le sue vecchie mani non possono più fare. E fare sì che le persone lo vedano, che non diventi solo un altro tesoro tra i tesori e nascosto agli occhi di tutti, negando il motivo stesso della sua esistenza.
Una cosa interessante del film è che il personaggio che più si scontra con Aiden e Brendan, che cerca più di una volta di fermarli, non è un personaggio negativo: l’abate Cellach, zio del protagonista, è un’uomo che ha messo da parte tutto per proteggere la sua gente. Pur riconoscendo l’importanza del libro, reputa un attimo più importante il muro che potrebbe impedire ai vichinghi di entrare: per lui la priorità ce l’ha la sicurezza fisica delle persone, più che il loro spirito. Tu, spettatore, vedi che non capisce, ma vedi anche che si spacca la schiena come e più degli altri, sapendo che la responsabilità di ogni singola vita all’interno dell’abbazia è sua.
Ma come non parlare di Aisling, che ti cattura nonostante appaia per così poco? Questo è uno dei pochissimi racconti dove paganesimo e cristianesimo coesistono e si aiutano: il Libro non può essere completato se non grazie all’aiuto della ragazzina, e non c’è alcuno scontro tra le due culture. Entrambi riconoscono la bellezza insita dell’altro: la foresta è meravigliosa, e Aisling è pronta a dare soccorso non solo per amicizia, ma anche per la curiosità e per aver riconosciuto nel Libro una delle piccole luci di un mondo caotico.

Dal punto di vista tecnico questo film è grandioso: ogni immagine è un quadro, e va visto animato. Le semplici immagini non rendono, e si mangia a colazione tanti spettacolari film in CG: è poetico e ha una fantasia incredibile nella gestione delle scene. Per non parlare della colonna sonora.
Guardatelo (coi sottotitoli si trova), e passate parole. Non esiste che lo conoscano in quattro.

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