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Recensione su Sentieri selvaggi

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Oltre alla retorica, la Grande Avventura / 20 marzo 2014 in Sentieri selvaggi

Può un fordiano di ferro lasciarsi offuscare la vista dall’ipocrisia moralista antiwestern? Forse con gli anni mi sono rammollito, e cedo un po’ anche io a quel filone di retorica che accusa certi film di razzismo nei confronti dei nativi americani.
E’ per questo che non ho avuto il coraggio di dare un 10 rotondo a questo meraviglioso The Searchers; perchè il fondo dell’anima mi attira verso quel sangue che grida dalla terra, seppure io detesti mortalmente la sterile falsa vuota retorica che bolla cataloga e trita libri, film, l’Arte in genere sventolando vessilli che non le appartengono. Ma la Storia non mente.
Povero John Ford, povero amato John Ford. Mi sento un po’ traditore nei tuoi confronti. Ma anche tu, vecchio guercio irlandese, col tempo hai imbolsito non senza colpe le tue opere; le hai appesantite di un bianchismo che agli inizi era ben mascherato da quel piglio ribelle, irlandese, che come in “Ombre rosse” metteva in primo piano peccatori e prostitute, blandendo la falsa Morale americanotta.
Le storie di vendetta poi non le amo, non le ho mai amate; neanche opere stracelebrate come “Il conte di Montecristo” mi son mai andate a genio. La vendetta è un sentimento arido, brutto, disumano; come quel John Wayne ciondolante e rubizzo, stolido e glaciale, al quale è contrapposto un perfetto Jeffrey Hunter – una prova in stato di grazia, un personaggio azzeccatissimo più che un valido attore – dal cuore buono, sfortunato, giuggiolone, goffissimo.
Ebbene, tolti gli occhiali di questa pedante premessa, rimane la grandiosità di questo film.
Rimane il tramonto rosseggiante, un fuoco che accende la Monument Valley mentre la casa coloniale si prepara al massacro. Rimane l’ombra che scivola nel blu di una volta stellata, gli agguati, gli inseguimenti, i fuochi dei bivacchi. Un trionfo fotografico, un mondo spesso inquadrato dall’uscio di una porta (tipico di Ford) che si spalanca, sconfinato e gravido di promesse d’avventura.

7 commenti

  1. schizoidman / 20 marzo 2014

    Personalmente ritengo che “Sentieri selvaggi” sia il miglior western di tutti i tempi. E’ un film meraviglioso che gronda epica da ogni inquadratura e che contiene tante scene memorabili: l’inizio, il finale, John Wayne che solleva tra le braccia Natalie Wood… Puro mito!

  2. paolodelventosoest / 20 marzo 2014

    Non so, obiettivamente continuo a preferire i primi due della Cavalry Trilogy (lo metto in inglese non per far il figo, ma perchè suona male la ripetizione: “della Trilogia della Cavalleria”) 😉

    • schizoidman / 20 marzo 2014

      @paolodelventosoest: i primi due western della Trilogia della Cavalleria, “Il massacro di Fort Apache” e “I cavalieri del Nord Ovest”, sono molto belli, ma, secondo me, “Sentieri selvaggi” vola ancora più in alto, fino a raggiungere l’empireo del cinema. 🙂

  3. aussiemazz / 20 marzo 2014

    Noto che ti stai buttando sui giganti del genere, prima “Il buono, il brutto, il cattivo”, poi questo. Le tue recensioni sono sempre poesia sotto forma di critica cinematografica, complimenti. Personalmente mi piacerebbe rivedere “Sentieri selvaggi” e dargli quel 9 che per qualche ragione gli ho negato. Non saprei dire con assoluta certezza quale western possa essere considerato IL western per antonomasia (e se è possibile individuarne uno!), ma questo ha parecchi degli ingredienti giusti.
    Concordo sul fatto che non abbia molto senso giudicare le opere senza fare la tara del contesto storico-culturale, è un comportamento che fatico ad accettare, soprattutto in letteratura, ma anche nel cinema non lo trovo molto giustificato.
    Invece, consideratemi pure un pessimo soggetto, ma i film sulla vendetta, se ben fatti, mi piacciono discretamente.

  4. hartman / 20 marzo 2014

    Bella recensione Paolo, molto sentita…
    -45gg alla Monument Valley (i’m looking forward to leave!)…
    Ho deciso che li guarderò dopo tutti o quasi i film ambientati in quei luoghi, così mi regalerò una visione nostalgica… forse è meglio così…

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