Recensione su Il sale della Terra

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26 Marzo 2015

Visto già al Festival di Roma (solo metà, perché stanco morto mi addormentai), e rivisto oggi perché il mio multisala di provincia lo ha programmato in una rassegna. Fra l’altro: sala piena fino alla prima fila; so’ soddisfazioni.

Uno slideshow delle fotografie pazzesche di Salgado basterebbe a suscitare palpitazioni. Wim Wenders fa un passo in più, un passo da artista, e di questo fotografo brasiliano ne fa un personaggio potente e profondo quanto le sue fotografie. Il documentario si compone principalmente di due tipi di sequenze: quelle di making of, con la troupe di Wenders o Juliano Salgado al seguito delle avventure di Salgado padre in giro per il mondo, e quelle di Salgado intervistato da Wenders davanti/attraverso l’ologramma delle sue fotografie, con Salgado a commentarle. E sono queste sequenze di intervista (con esibizione delle foto, ovviamente) a fare de Il sale della Terra un capolavoro di sensibilità artistica (di entrambi: fotografaro e cinematografaro) e di montaggio e narrazione cinematografica. Normale amministrazione per il genio di Wim Wenders.

Dopo la visione al Festival di Roma mi sono precipitato a comprare il librone fotografico da 50 euro dell’ultimo progetto di Salgado, Genesi (2014, ed. Taschen). Sono ancora al primo capitolo, perché l’ho riguardato da capo già parecchie volte di volte. Un’esperienza mozzafiato.

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