Recensione su Le regole dell' attrazione

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25 dicembre 2012

” Ho un’enorme sete di vita, di lotta, di fatica, una sete che nell’anima mia si è fusa all’amore per voi, Irina, e, come per
farlo apposta, voi siete meravigliosa, e la vita mi appare altrettanto meravigliosa!”

ho visto le “migliori” menti della mia generazione distrutte svuotate incenerite dall’inedia poveri imbecilli storditi da dosi elevate di fumo diventati poi disgraziati cocainomani eroinanti debosciati contagiati in massa dalla TV spazzatura che inglobava i lori sogni e degni del castigo di qualunque Dio aspettavano che l’uccellino portasse loro da mangiare , ma loro senza appetito lasciavano il piatto pieno per poi reclamare ancora cibo nelle notti inquiete dove l’orrore era in agguato negli incubi senza fine di mostri lasciandoli spaventati al mattino col ronzio nelle orecchie che non se ne andava e disperatamente vivevano come lobotomizzati in perenne conflitto con se stessi e il mondo si girava dall’altra parte ignorante ai loro lamenti silenziosi di poveri cristi abbandonati da padri e madri assenti (in)giustificati che si perdevano a loro volta dietro e dentro i bar come nei vicoli della mente disgregandosi insieme alla propria famiglia magari allargata ma di fatto involuta in trame farsesche di puttanieri e di puttane che allargando le gambe aspettavano di farsi fottere dal maschio di turno e ingoiando di tutto senza preavviso alcuno da parte dello sfaticato che ammanicato ricopriva un ruolo di alto bordo per poi vantarsi in ogni occasione ribadendo così il proprio lignaggio come marchio di fabbrica biglietto da visita da mostrare con orgoglio smodato povero smidollato senza arte ne parte che grida dal balcone aizzando folle di folli che pagliaccescamente facevano ridere i polli ingrassati col mangime del regime tanto caro al leader della nazione “mondo cane infame lurido” fatto su misura per diavoli alati che cagavano in testa al popolino ingordo mai sazio che si apprestava a finire sicuramente tra i reietti ultimi esseri senza patria con la schiena spezzata dalle (dis)avventure senza fine pena mai e con me che vampirescamente avido bevevo e succhiavo le loro vite fino al midollo lasciandoli a secco e disseccati col serbatoio vuoto come il sole di mezzanotte che sorgeva tra le dune di sabbia e scaldava il loro cranio che riduceva come una poltiglia (da non calpestare) come una merda da marciapiede e io me ne stavo li inumanamente avvilito ma in qualche modo avido delle loro vite che vedevo spegnersi progressivamente tanto da morire giovani e altri invece invecchiare male avendo la ruggine addosso senza riuscire a scrollarsi via la patina di rassegnazione ammuffendo e magari ridicolizzandosi con giovani concubine vogliose di soldi oppure arrivati a cinquant’anni obesi magari avvinazzati con l’alito fetido e il cervello annebbiato segno di un’anima scolorita e appassita incapace di amare nessuno e io da lontano ma in qualche modo vicino ridevo e guardavo stando appollaiato come un avvoltoio come un prete senza tonaca spretato per aver compiuto atti impuri e mi flagellavo impartendomi dure lezioni al corpo tagliuzzato infangato impuramente inanimato dall’anima distorta spezzato dalla vita e così ingannandomi non mi accorgevo di nulla fingendo e simulando riuscivo a schivare responsabilità non richieste producendomi in vani soliloqui per la gioia del demone carnale che bramava sete di vita artefatta godendo nel vedermi inutilmente proteso verso una vana gloria di uomo senza virtù che schiacciato dal peso di un’esistenza lugubre e vuota assolutamente senza luce percorrendo infiniti corridoi situati nei labirinti della mente scendendo a patti con la persona che volevo essere ma che non riuscivo a divenire lasciando tutto sospeso incurante del mio sbaglio così il tempo passava rimanendo fermo , immobile senza aiutarli mai.

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