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Recensione su La tartaruga rossa

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Una poesia madida di luce e salsedine. / 14 marzo 2017 in La tartaruga rossa

Dalla libertà all’emancipazione, dall’isolamento all’intrinseco legame dell’uomo con la natura, Michael Dudok De Wit, con il suo primo lungometraggio animato, dopo il corto ‘’ Father and Daughter’’, abbraccia diverse tematiche, in un mutuo sodalizio con l’amore. Co-prodotto dallo Studio Ghibli, che ha scorto nel regista e animatore olandese una similarità di intenti, La Tartaruga Rossa è un silente e suggestivo carme. Una poesia madida di luce e salsedine.
Non vi è dialogo, alla favella è preferita una comunione di emozioni, abissali e profondi, quanto la vita e la morte.
Il protagonista è un naufrago, un superstite, che sfida e cinge la natura. Il suo è un Odi et amo espressivo, ma mai lacerante, perché indaga e allo stesso tempo scopre. Il suo amore non adula, ossequia silenzioso, come parte e conseguenza della stessa libertà, che sfugge, forse, a chi si allontana troppo dal suo grembo.

2 commenti

  1. Stefania / 14 marzo 2017

    Non vedo l’ora di acchiappare questo film 🙂

  2. inchiostro nero / 14 marzo 2017

    @stefania: attendo le tue impressioni, allora!.

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