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Recensione su La ricerca della felicità

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19 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Willy può fare quello che vuole, il figlio di Willy anche, perché cazzo, mica è da tutti esser figli di Willy, e va male esser raccomandati, ma esser raccomandati da Willy va bene. Forza Willy.

Muccino si salva perché (Willy) litiga con la moglie quasi subito. E lei se ne va, per cui non possono stare per tutto il film a urlarsi dietro e tirarsi i piatti, come forse Muccino avrebbe voluto.
Il resto è la solita vecchia storia del sogno americano, caduta e risalita, tratto da una storia vera blabla, che fila diretta versa la sua conclusione, senza pretese ma senza nemmeno sbagliare.
Onore ai tocchi anni ’80, come la locandina con la faccia di De Niro aka Raging Bull (Toro scatenato, filmissimissimo) sul tetto del taxi, il cubo di rubick e un’altra che, porco il canguro che ho mangiato e quanto m’è costato, non ricordo.
Willy Willy Willy.
Forse non si è capito. Papale papale. L’infermiera era blablaissima ma simpatica e sfigata e innocua. L’altra era blablaissima ma saccente e orribile e non so come facesse a starci così tanta pienezza di sé in una persona così bassa.
Tsk tsk, tutti pregiudizi i tuoi U_U

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