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Recensione su Come un tuono

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4 maggio 2015

Il secondo film che vedo di Derek Cianfrance è una conferma di quanto il regista sia nelle mie corde, sia per quello che riguarda le storie che decide di raccontare sia per il suo senso estetico, cosa mai poco importante se chiedete a me. Il film è il dramma in 3 atti di più famiglie, di 3 uomini legati nel corso di un quindicennio da un destino malinconico e grigio. Il primo segmento, con protagonista Ryan Gosling (splendido come sempre) è il meglio riuscito, perchè vi si ritrova una certa forza espressiva tutta raggrumata nei pochi scambi di Gosling con un bimbetto e nello sguardo spaventato che alle volte attraverso quel viso tatuato e duro. Il cuore pulsante del film è già qui, in questo ritratto veloce e delicato di una famiglia mai esistita se non in una foto e che rimarrà sullo sfondo a far sentire la sua presenza lungo tutto il film. Il seguito delle vicende si avvia verso la strada del dramma dell’uomo onesto ma non così tanto, traviato e arrivista (Bradley Cooper, bravo), fino al finale in cui le nuove generazioni si ritrovano appesantite dalle azioni dei padri. Le ultime scene, riservate a Dan Dehaan (che ha nello sguardo una certa potenza) danno al film una chiusura ben precisa, troppo spiattellata e io avrei preferito chiudere sul primo finale, molto più evocativo ed emotivo, commovente nel suo ricalcare strade già percorse, letteralmente. Sostenuto da una bella colonna sonora, essenziale ma d’effetto e da una meravigliosa fotografia su paesaggi ripresi molto bene, la pellicola ha pure una sequenza in moto nei boschi che mi è piaciuta moltissimo e che mostra la versatilità di Cianfrance. Un film sinceramente bello, romanzesco e con un lodevole equilibrio tra sprazzi di tenerezza e degrado.

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