Recensione su Come un tuono

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20 febbraio 2014

Film davvero interessante.
Due uomini provenienti dagli estremi della vita, distanti, sembrerebbero non potersi mai incontrare, se non per uno strano disegno del destino, che li vorrà lì, entrambi, nella stessa stanza, divisi ma vicini nel tragico momento della fine di una vita e dell’inizio di un’ascesa che sa molto di discesa.
Luke è un motociclista squattrinato che vive di espedienti e si sente profondamente frustrato. Vorrebbe redimersi, dare un futuro ad un figlio arrivato all’improvviso, ma tutto ciò che sente è una profonda smania, un’incessante ricerca di velocità. Avery è un poliziotto agli inizi, zelante e ambizioso, che sfrutterà a suo vantaggio una situazione tutt’altro che chiara, spacciandosi per eroe e non lesinando azioni opinabili pur di fare carriera.
Eppure questi due uomini così diversi sono più vicini di quanto si potrebbe pensare, entrambi lanciati a velocità folle sulla strada della loro vita, incuranti di quel briciolo di prudenza che si dovrebbe conservare sempre, per non rischiare di andare in frantumi.
“Se corri come un fulmine ti schianti come un tuono”. Questo è il messaggio di un film intenso, doloroso, con una struttura singolare, che cambia le carte in tavola in modo repentino.
E allora, cosa resta alla fine di una vita vissuta in una cieca corsa se non un inesorabile ed impietoso schianto?
Non per forza è la morte il peggiore schianto, esistono prigioni ben più profonde, come la consapevolezza di essere completamente alieno a chi ci ama e di dover convivere con un’immagine riflessa nello specchio che ci mostra con feroce verità un uomo che, per quanto di successo, non vorremmo essere diventati.
Il film va a fondo, ci mostra due generazioni, perchè lo schianto dei due protagonisti difficilmente avrebbe potuto restare solo loro, come una macchia d’olio che si espande inesorabile.
Ma la redenzione è possibile, va cercata, voluta, bisogna prendere in mano la propria vita e regolarne la velocità, desicronizzandola dai ritmi esterni e dai fremiti dei nostri istinti.
Ho apprezzato molto la regia, essenziale ma efficace, e lo script, che ci ha regalato una storia con un andamento coerente ma tutt’altro che lineare, capace di ribaltare i punti di vista e di mostrarci una fotografia impietosa della condizione di questi uomini, avidi corridori in un’esistenza sprecata.
Da vedere assolutamente. Davvero bravo B. Cooper.

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