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Recensione su The Pervert's Guide to Cinema

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12 maggio 2015

Questa “Guida perversa” è essenzialmente un documentario sulla storia del cinema secondo una visione psicanalitica.
Zizek, filosofo sloveno ben noto ai lettori di Internazionale, presenta alcuni classici della settima arte con un approccio sicuramente non comune.
In particolare vengono presentati film di Hitchcock (Psyco, Gli uccelli e Vertigo – La donna che visse due volte) e di David Lynch (Velluto Blu, Mulholland Drive, Strade perdute), due registi le cui opere, a detta di Zizek, nascondono copiosi riferimenti psicanalitici: per fare un esempio, i tre piani della villa di Bates in Psyco costituirebbero ciascuno un preciso lato della personalità del folle protagonista, l’Io, il Super-io e l’inconscio (rispettivamente il piano terra, il primo piano e lo scantinato).
Molte le tematiche di natura sessuale (non solo in quanto collegate alla psicanalisi): tra le teorie più interessanti, quella secondo cui Eyes Wide Shut di Kubrick rappresenterebbe la sostanziale differenza con cui uomo e donna concepiscono il desiderio.
Zizek affronta anche tematiche meno psicanalitiche e più filosofiche: il cinema è un illusione che a tratti supera la realtà, nonostante sia ben chiaro allo spettatore che di illusione si tratti. In tal senso, il filosofo porta l’esempio del film Dogville, che mette bene in chiaro l’idea di cinema come illusione mediante lo sfacciato espediente di Von Trier della rappresentazione di una scenografia provocatoriamente artificiosa.
Altre teorie interessanti riguardano il tema della voce (vedi Chaplin ne Il grande dittatore), il rapporto padre-figlio (e qui Star Wars non poteva mancare), i movimenti del corpo che rivelano la natura di una persona (dal Tyler Durden di Fight Club che si colpisce da solo, al Dottor Stranamore di Kubrick che non riesce a contenere il saluto nazista).
Un documentario interessante, anche se a tratti ostico per chi è a digiuno dei fondamenti della psicanalisi (forse sarebbe meglio leggersi quanto meno qualche lemma di wikipedia prima di buttarcisi).
L’eclettico Zizek riempie lo schermo con il suo istrionismo (più che con l’espediente del commento effettuato nelle location/set dei film che presenta).
I vari spezzoni di film intervallano i commenti rendendo leggera la visione, nonostante le quasi due ore e mezza di durata.

2 commenti

  1. hartman / 2 aprile 2016

    Poi c’è questo @stefania
    Qui non si parla del film di Weir ma quella stessa tesi emerge, ad esempio, con riferimento a Gli uccelli di Hitchcock…

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