Recensione su Larry Flynt - oltre lo scandalo

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10 Gennaio 2012

Fino a metà circa mi chiedevo come mai avesse addirittura vinto l’Orso d’Oro a Berlino. Un buon film, sicuramente, ma non mi sembrava così sfolgorante da riuscire ad imporsi ed, invece, durante la seconda metà ho capito perchè ce l’ha fatta. Milos Forman, che con i biopic se la cava piuttosto bene (vedi “Amadeus” e “Man on the Moon”) ha scelto un personaggio profondamente americano, che riassume in pieno le forti contraddizioni di un paese che predica la libertà assoluta in fatto di gusti ed opinioni (il primo emendamento è intoccabile!) e, nel contempo, produce alcune delle comunità più conservatrici e bigotte che siano mai esistite. C’è una solida dicotomia tra il proibizionismo morale e la spregiudicatezza selvaggia che, soprattutto negli anni 70 ha trovato in uomini come Larry Flint (tralatro esempio di self made man…) un terreno di gioco ideale.
La possibilità di fare satira e di colpire anche duramente uomini di fede e predicatori (molto di moda negli USA), quindi la possibilità di offendere più o meno gratuitamente, è seconda alla libertà di poter dire tutto quello che si vuole. Un tema di attualità anche oggi, anche qui in Italia. Come quello relativo al diritto di proteggere le proprie fonti in campo giornalistico, specialmente se uno sccop va a colpire organi statali.
Insomma, c’è molto di cui discutere su questo film, o meglio su questo personaggio, magistralmente interpretato da Woody Harrelson (candidatura all’Oscar più che meritata). Courtney Love è molto realistica nella parte (non deve aver avuto particolari difficoltà a calarsi nel ruolo) e bravo anche ad un giovane Edward Norton.

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