Recensione su The Orphanage

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30 agosto 2014

Ghost story suggestiva e affascinante firmata da Guillermo del Toro r diretta con maestria dal giovane Juan Antonio Bayona.
Non è un horror come molti pensano, trattasi invece di un film drammatico che, pur avvalendosi dei clichè del cinema di paura, tratta un tema molto ostico da affrontare come il rapporto tra genitori e figli.
Quello che ne esce è un film affascinante, fortemente suggestivo, in alcune parti po’ lento, ma messo in scena con notevole rigore stilistico e con una scenografia più che splendida(il faro sulla spiaggia è qualcosa di meraviglioso).
Belen Rueda è bravissima nel ruolo della madre, determinata, forte, caparbia e pronta a tutto pur di ritrovare il suo figlio adottivo scomparso…come nella storia di Peter Pan, lei incarna Wendy, costretta a crescere e ad abbandonare così i suoi amici di infanzia, ad abbandonare un mondo in cui i bambini sono rimasti tali.
Il regista prende spunto dagli horror gotici per le atmosfere e le situazioni, miscelandoli con maestria con tematiche più attuali riprendendole da pellicole di successo come “The Others” e gli horror orientali come “The ring”, senza però mai scadere in una banale scopiazzatura come accade invece di sovente.
Il film non è privo di qualche banalità e ingenuità, ma si lascia apprezzare anche per il fatto che non c’è nulla di scontato, che tutto è basato sulle paure ataviche dell’uomo come la paura del buio e dell’abbandono.
Un film che ti coinvolge con il passare dei minuti, fino ad arrivare al bellissimo e struggente finale che ti colpisce nel profondo, che ti tocca il cuore con una delicatezza che ai giorni nostri è davvero raro trovare.
Un piccolo capolavoro nel suo genere.

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