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Recensione su The Normal Heart

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The Normal Heart: il dramma elementare. / 11 ottobre 2014 in The Normal Heart

Benché l’intento del film, ovvero riportare l’attenzione sul fenomeno della diffusione dell’AIDS che, negli ultimi anni, statistiche alla mano, è sensibilmente scemato, sia estremamente nobile e meritevole di plauso incondizionato, questo prodotto HBO non mi è piaciuto affatto.

Ben interpretato (ottimo Ruffalo, bravi Bomer e Joe Mantello, per la Roberts non nutro grande simpatia e la sua interpretazione mi ha lasciata, lo ammetto, indifferente, Jim Parson non ha fatto altro che riproporre Sheldon di The Big Bang Theory con poche varianti), mi ha deluso sotto ogni profilo.
Dalla descrizione dell’ambiente LGBT della New York dei primi anni Ottanta, alla contestualizzazione vera e propria del periodo storico generale, fino alla descrizione dei rapporti interpersonali tra i soggetti in atto, tutto qui suona artefatto al limite dell’approssimazione.

In particolare, ho trovato tremendo il carico di melassa stereotipato che il film si porta dietro: la trasposizione dell’omonima opera teatrale che, stando alle cronache, tanto impegno ha richiesto per essere portata sul grande schermo, perché “scomoda”, abbonda di cliché melodrammatici nauseabondi (per i miei gusti, ovvio), insistiti e cercati, facenti leva sulla sola emotività della platea.
In una singola scena, nella quale agivano due soli personaggi, ho contato quattro scoppi d’ira, due repentini ritorni alla calma e ben due rivelazioni di misteri dolorosi: un’altalena di emozioni, poco connesse tra loro, scatenate (a mio cinico parere) solo per scuotere i sentimenti “elementari”.

Pur ribadendo la mia ammirazione per il progetto in sé, nel complesso ho trovato The Normal Heart, un film semplicione e narrativamente poco incisivo, convincente solo a brevissimi tratti (il tema della libertà sessuale conquistata e messa in discussione dai tentativi di messa al bando della promiscuità, per esempio) e, malignamente, penso che i premi ricevuti, tra cui l’Emmy 2014 come Miglior Film, siano dovuti all’impegno sociale ed al tema, più che al prodotto cinematografico-televisivo in sé, invero, secondo me, abbastanza mediocre.

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