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Recensione su La morte corre sul fiume

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Una filastrocca buia nello scenario della Grande Depressione. / 18 agosto 2015 in La morte corre sul fiume

Il film ripropone in maniera quasi invariata la trama dell’omonimo romanzo di Grubb, da cui è tratto, e vi aggiunge una messa in scena che ne accentua il pathos e le atmosfere fiabesche e infantili.
Il regista, noto anticlericale, accentua anche i temi del bigottismo e del fanatismo religioso. Un film straordinario con delle immagini splendide.
Lo stile di ripresa e la fotografia si rifà all’espressionismo tedesco degli anni ’20/’30, sopratutto nelle scene notturne, con effetti di straordinaria profondità di campo, grandangoli impossibili, scenari palesemente falsi e antinaturalistici, stilizzate scenografie gotiche.
Nel ruolo del Predicatore un gigantesco Robert Mitchum, che qualche anno dopo riprenderà un ruolo da maniaco psicopatico ne Il promontorio della paura.
Il film fu un insuccesso commerciale e questo precluse al novello regista di realizzare altre opere
All’uscita del film Francois Truffaut predisse:

“Con un film come questo non si può inaugurare una carriera di regista Hollywoodiano e si può ben scommettere che questo film, realizzato nel completo disprezzo delle più elementari norme commerciali, sarà l’unica esperienza di Charles Laughton: ed è un vero peccato”

Già un vero peccato!

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