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Recensione su The Night Flier

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7 settembre 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Richard Dees è un giornalista di una rivista scandalistica, di quelle che sono vendute nei supermercati, dall’esplicito nome di Inside View. Dal carattere temprato, cinico, freddo e senza remore morali, Dees non si ferma davanti a nulla e non esita a giocare sporco nell’inseguire un’opportunità di scoop. “Non credere mai a ciò che pubblichi e non pubblicare mai ciò a cui credi”, questo è il suo motto, il cliché del disonesto giornalista d’assalto, insomma. Nonostante ciò la sua carriera è in fase calante. L’occasione del rilancio giunge quando il suo capo gli assegna il compito di indagare su alcuni particolari omicidi avvenuti in piccoli aeroporti privati lungo la costa nordorientale degli Stati Uniti. Un assassino seriale, soprannominato “Il volatore notturno”, agisce, infatti, arrivando di notte in questi piccoli scali desolati a bordo di un piccolo Cessna Skymaster 377, uccidendone tutti gli occupanti. Le vittime si presentano prive di sangue e con due grosse ferite sul collo. Negli aeroporti si regista come Dwight Renfield, nome che, come anche Dees non faticherà a scoprire, è un chiaro riferimento al mito del vampiro. Renfield è, infatti, un personaggio del romanzo Dracula di Bram Stoker, il primo a incontrare il conte rimanendone irretito, mentre Dwight Frye è l’attore che l’ha interpretato nel film omonimo del 1931. A incalzare Dees e a fargli tirar fuori tutto il peggio di se, la concorrenza con Katherine, una giovane collega dello stesso giornale desiderosa di emergere soffiandogli la notizia. Quello che Dees scoprirà suo malgrado, dopo un inseguimento che diventa per lui un’ossessione, è che il Night Flier è realmente un vampiro e non un pazzo che crede di esserlo. The Night Flier è tratto da un racconto omonimo di Stephen King e appartiene alla schiera, non particolarmente folta, delle riduzioni cinematografiche più riuscite dei suoi lavori. Rappresenta l’avversione del Re del brivido verso la stampa sensazionalistica e il giornalismo spregiudicato. A questo proposito, da notare il parallelismo tra il vampiro succhiasangue e i due giornalisti, che invece il sangue lo forniscono a un pubblico di assetati di notizie e foto morbose (metafora forse degli spettatori dell’horror estremo e quasi pornografico?). Il vampiro è descritto secondo un’iconografia classica con tanto di smoking, cravatta di seta e mantello, per usare le parole di uno dei rari testimoni intervistati dal protagonista, “rosso come una macchina dei pompieri dentro, nero come il buco del c**o di uno scoiattolo fuori”. Il focus della storia, però, non è sulle efferate “imprese” del vampiro, poco c’è dato sapere di lui, ma sulla graduale discesa nella follia di Dees, efficacemente interpretato da Miguel Ferrer. Per tutto il film Dwight Renfield è visto solo in penombra o di sfuggita, aumentando la suspense nello spettatore, che purtroppo decade quando il vampiro è mostrato chiaramente sotto la luce dei neon, apparendo con un trucco un po’ troppo “gommoso” e troppo poco spaventoso. Il film, che come il racconto originale è un lungo flashback raccontato dallo stesso Dees durante il volo verso la resa dei conti finale, presenta comunque anche scene incisive ed efficaci. Da ricordare la sequenza nel finale, presente anche nel racconto, dove il protagonista guarda attraverso lo specchio di una toilette pubblica e vede solo un fiotto di sangue che sbatte contro la parete di un orinatoio. Il vampiro, che sta svuotando la vescica dopo una sostanziosa “bevuta”, come da tradizione non riflette la propria figura. Proprio quest’ultima immagine rimarrà impressa a vita nella mente del protagonista. Lo dice lui stesso nel finale del racconto, diverso da quello che si vedrà poi sullo schermo, dove il protagonista è vittima dei propri incubi e da una crudele legge del contrappasso. Nel film, sarà infine la giovane reporter, personaggio inventato dagli sceneggiatori per aggiungere “pepe” a un racconto altrimenti troppo scarno, a scrivere l’articolo sul “volatore notturno” e su Dees, trasfigurato da cronista a oggetto di cronaca. Il personaggio di Richard Dees appare anche ne La zona morta dove intervista Johnny Smith, il protagonista di quest’altro romanzo di King. Mark Pavia, il regista al suo esordio con questo film, lasciava pensare a una brillante carriera, ma bisognerà aspettare il 2016 per vedere un suo nuovo lavoro.

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