Recensione su The New World – Il nuovo mondo

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26 maggio 2011

Nel gennaio del 2006, vidi al cinema, quasi per caso, una pellicola di rara intensità emotiva, ricca e palpitante anche dal punto di vista sensoriale (inaspettati gli effetti sonori).
Riporto uno stralcio della recensione scritta per l’occasione:

(…) Il racconto, fedele alla tradizione, è ben diverso da quello (giustamente) edulcorato del cartone animato [cfr. Pocahontas della Disney]: la bella principessa, abbandonata a malincuore da John Smith, sposerà un altro inglese, John Rolfe, verrà battezzata, attraverserà l’oceano per incontrare i sovrani d’Inghilterra.
Un film lungo, meditativo, caratterizzato da scarni monologhi, colori spenti, rumori soffusi: non è affatto un film d’avventura, nonostante parli di conquistatori e indiani. Chi deciderà di vederlo, perciò, si armi di pazienza, liberi la mente e si prepari ad uno spettacolo al ralenti. Ma non per questo privo di un suo ritmo speciale: l’apparentemente ripetitiva proposizione delle riflessioni dei protagonisti accentua la calma che pervade la storia e scandisce i vari quadri narrativi.
A differenza di pellicole pro-nativi come Balla coi lupi, il film di Malick non si sofferma sulle tradizioni e l’idioma della cultura del Popolo del Cielo, non mostra paesaggi incontaminati a perdita d’occhio: la vicenda potrebbe svolgersi in qualsiasi luogo e tempo, l’elemento essenziale è rappresentato dalla fine dell’età dell’innocenza, incarnata dalla conquista del territorio vergine. Il che, come dire, universalizza la vicenda.
Il fatto, poi, che la tribù con cui entra in contatto Smith somigli più ad una comune hippy che ad un villaggio indiano, accentua tale sensazione.

Farrell, con orecchini spagnoleggianti e piume tra i capelli, è un granitico colono dal grande spirito pratico ed una sensibilità inaspettata: l’espressione accigliata, però, lascia intuire ben poco di cosa si agiti nel petto del suo personaggio.
La quindicenne Q’Orianka, fiera peruviana, è una principessa bella ed intelligente, che- come ricorda un intenso Christian Bale- «intesse di sé ogni cosa»: col suo sorriso splendente, esibito all’improvviso, sembra catturare davvero la luce che la circonda. Il suo corpo selvatico ingabbiato negli austeri abiti tardorinascimentali è metafora della sua infelicità.

Perciò, se avete circa tre ore di tempo da dedicare ad una sofferta storia d’amore dai vaghi toni shakespeariani, forse -dico forse- questo è il film che fa per voi.

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