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  • Dal capolavoro di Michael Ende, un discreto film fantasy che ricrea solo in parte la magia del libro da cui è tratto

Recensione su La storia infinita

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Dal capolavoro di Michael Ende, un discreto film fantasy che ricrea solo in parte la magia del libro da cui è tratto / 3 luglio 2011 in La storia infinita

La prima volta che vidi questo film avevo solo sei anni ma ancora oggi – nonostante di anni ne siano passati ben ventisei – ricordo che mi piacque moltissimo. Soprattutto, rammento che mi capitò di immedesimarmi molto con i personaggi, in particolare con quello di Atreiu: quanto mi sarebbe piaciuto essere al suo posto mentre volava sul Drago della Fortuna (sfido chiunque lo abbia visto da bambino a dire di non aver provato lo stesso desiderio). Dopo quella volta, però, non ho più avuto modo di rivedere questo film. Soltanto poco tempo fa sono riuscito a riguardarlo, ma questa volta non ho provato le stesse emozioni di quando l’ho visto da bambino.
Probabilmente la causa è da ricercare nel fatto che, nel tempo passato tra le due visioni, mi è capitato (quasi per caso, a dire la verità) di leggere il libro di Michael Ende da cui il film è tratto. E non c’è proprio paragone! Il libro, infatti, è un capolavoro: la storia è avvincente dalla prima all’ultima pagina (tutti i capitoli sono magnifici; forse il più bello è quello intitolato “Le Acque della Vita”), i personaggi complessi e sfaccettati (al lettore viene naturale identificarsi praticamente con ognuno di essi), e le invenzioni (come quella, stupenda, dei sogni dimenticati degli uomini che finiscono nella miniera delle immagini) profuse a getto continuo. In poche parole, il romanzo di Ende è il trionfo della fantasia: è un invito a credere nel potere dei sogni affinché questi si possano realizzare. Mica facile, quindi, riprodurne la stessa identica magia nella versione cinematografica.
E infatti, soprattutto per gli amanti del libro, il film di Wolfgang Petersen è una grossa delusione.
Anche perché la pellicola si occupa solo della prima parte del romanzo, quella che racconta del Nulla che minaccia di cancellare per sempre il regno di Fantàsia, e di come un fanciullo guerriero, Atreiu, in compagnia del suo cavallo, Artax, dietro incarico dell’Infanta Imperatrice, faccia di tutto per impedire che ciò avvenga, tralasciando completamente la seconda. Addio, perciò, a personaggi memorabili come Graogramàn, la Morte Multicolore; al Vecchio che vive solo nella Montagna Vagante, che continua a scrivere all’infinito sempre lo stesso libro, “La Storia Infinita”; alla Donna Aiuola e la sua Casa che muta; a Yor, il vecchio minatore cieco custode della miniera delle immagini; e pure agli Acharai, il popolo dalle cui ininterrotte lacrime nacque Amarganta, la città d’argento.
Ecco, tutte queste meraviglie (e tante altre, tipo Perelun, il Bosco Notturno) nel film di Petersen mancano, e non è certo un difetto da poco, anzi. Il limite principale di questa trasposizione cinematografica, quindi, è quello di aver semplificato troppo il romanzo di Ende (che, giustamente, si arrabbiò di brutto quando vide quello che avevano combinato gli autori della pellicola). Vista la notevole base di partenza, “La storia infinita” poteva essere un bellissimo fantasy: così com’è, invece, è un film appena discreto che riesce solo in minima parte a ricreare l’incredibile magia contenuta in ogni singola pagina dello straordinario libro di Ende. Perciò si consiglia la visione di questa pellicola soprattutto a coloro che non hanno mai letto il libro da cui è tratta: chi invece lo ha letto rimarrà inevitabilmente deluso dalla versione che ne ha ricavato Petersen. Tra le cose da bocciare c’è sicuramente il finale, troppo sbrigativo; mentre tra quelle da salvare c’è la parte ambientata nella Palude della Tristezza (coinvolgente e visivamente affascinante; e la morte di Artax è un momento struggente) e la deliziosa colonna sonora di Giorgio Moroder. In ogni caso, come già detto, “La Storia Infinita“ di Michael Ende è veramente tutta un’altra cosa: semplicemente, è uno dei libri più belli mai scritti.

5 commenti

  1. Stefania / 3 luglio 2011

    Non ho letto il libro di Ende e, quindi, non immaginavo che nella sceneggiatura del film ci fossero così tante omissioni!
    Quel che mi domando, allora, è perché ne abbiano realizzato addirittura due seguiti, se già nel primo avevano eliminato tanto materiale…
    Comunque, so che c’è in cantiere un remake. Chissà che…

  2. schizoidman / 4 luglio 2011

    Eh sì, rispetto al libro di Michael Ende, nel film di Wolfgang Petersen mancano tante cose; è un peccato che abbiano deciso di trasporre solo la prima parte del romanzo, anche perché la seconda (che narra di Bastiano che entra nel regno di Fantàsia), a mio avviso, è ancora più bella della prima, ricca com’è di personaggi memorabili. I due seguiti della pellicola di Petersen non li ho mai visti, ma non credo di essermi perso molto… Per quanto riguarda il remake, spero che realizzino un’opera che renda giustizia al capolavoro di Ende.

  3. Stefania / 6 luglio 2011

    Anch’io non ho mai visto i seguiti ed ho la stessa tua sensazione, eh eh!

  4. wigelinda / 11 settembre 2011

    Beh, grazie, erano anni che continuavo a dirmi che avrebbe avuto senso leggere il libro (il film mi era piaciuto comunque molto – considerato gli anni in cui è stato fatto, aveva delle soluzioni “visive” grandiose che hanno segnato il mio mondo simbolico, anche se non ero certo una bambina quando l’ho visto), ora che ho letto le tue parole, passerò all’azione, anzi, è già al primo posto sulla lista della biblioteca 🙂

    Provo a cercare notizie sul remake che nominate, se ne avete di fresche e volete comunque darmi qualche segnalazione, grazie 🙂

  5. schizoidman / 11 settembre 2011

    Ti ringrazio, wigelinda, per il commento. Sono contento che le mie parole sul film di Wolfgang Petersen ti abbiano fatto venir voglia di leggere il bellissimo libro di Michael Ende da cui è tratto. Sono d’accordo con te che il film, nonostante tutto, possegga alcune soluzioni visive degne di nota, soprattutto nella parte ambientata nella Palude della Tristezza. Ma è un peccato che nella trasposizione cinematografica diretta da Petersen abbiano tralasciato la seconda metà del libro (che, come ho già detto, ritengo ancora migliore della prima); tale decisione, secondo me, lascia (specialmente in coloro che hanno letto il libro) un senso di incompiutezza alla pellicola, che avrebbe potuto essere molto più bella. Il finale, ad esempio, è troppo sbrigativo. Da bambino, il film, lo apprezzai parecchio, ricordo che quando lo vidi rimasi incantato; quando poi l’ho rivisto da adulto, poco tempo dopo aver letto il libro, l’ho trovato nettamente inferiore rispetto al lavoro di Ende. Sono curioso di vedere cosa combineranno con il remake: a dire la verità, non so nemmeno chi lo dirigerà. In ogni caso, spero che facciano perlomeno un buon lavoro. Ciao 🙂

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