Didascalica, ma non banale storia di redenzione / 10 Febbraio 2019 in Il corriere - The Mule

Con il film Il corriere - The Mule, Clint Eastwood è tornato al cinema nel doppio ruolo di regista e attore principale: non accadeva dai tempi di Gran Torino (2008), anche se, nel frattempo, Eastwood ha girato altri film sia dietro che davanti la macchina da presa.
Il buon Clint ha 88 anni suonati e, nonostante il suo fisico mostri... continua a leggere » ampiamente l'inclemenza del tempo, lui è solido come una roccia, lucidissimo, e il suo ghigno a denti stretti è sempre lì.

The Mule trae spunto da un articolo del 2014 del New York Times e, stando a quel che ho letto, la sceneggiatura scritta da Nick Schenk si prende un po' di libertà rispetto ai fatti realmente accaduti, ma, nel complesso, si mantiene aderente al pretesto narrativo. Un uomo molto anziano (nel film, Earl Stone, interpretato da Eastwood; nella realtà, Leo Sharp) diventa un corriere della droga per conto del cartello messicano.
Secondo quanto riportato dalle cronache (e dallo stesso Schenk), non è mai stato del tutto chiaro perché Sharp abbia accettato di fare il corriere per i narcotrafficanti e se abbia mai avuto dei sensi di colpa a riguardo.
Nel film di Eastwood, Earl/Leo è un vecchio egoista e razzista che scopre di poter fare tanti soldi trasportando carichi misteriosi attraverso gli Stati Uniti. Con quei soldi, che non tiene per sé, prova ad aiutare chi, intorno a lui, ha bisogno, nipote compresa, nel tentativo di riparare a molti e grossi errori del passato.

The Mule è un film didascalico e molto retorico che insiste sul concetto di famiglia e sulla sua importanza nella vita di un uomo, semplificando molte situazioni. Eppure, si apprezza: le "storie" ben raccontate non passano inosservate.
Eastwood ha scelto una materia accattivante, piena di contraddizioni, a partire da un protagonista emblematico, un uomo difettoso che crea -letteralmente- la bellezza di concerto con la Natura (nella realtà e nella finzione, è un orticoltore che crea varietà uniche di fiori chiamate emerocallidi, che, cioè, vivono un solo giorno dopo la fioritura), ma che ha sfasciato la propria famiglia e che sceglie consapevolmente di farsi strumento del crimine in una scombinata ricerca di redenzione.

Quel che mi ha colpito dell'Earl Stone di Eastwood è il fatto che, nella sua visione razzista del mondo, è particolarmente equanime e incredibilmente umano. Per lui, esistono spregiativamente negri, lesbiche e mangiafagioli, si comporta con latini e afroamericani in maniera paternalistica, eppure non nega a nessuno il proprio aiuto disinteressato, se necessario, ed è amichevole con chiunque. Earl sembra un uomo della frontiera fuori tempo massimo che si adatta alle situazioni con invidiabile senso pratico e il fatto che lo interpreti Eastwood carica il personaggio di incredibili valenze iconiche.
Questo film e la definizione narrativa del protagonista sono specchio del dualismo di Clint (che, per esempio, non ha mai fatto mistero di aver votato Trump alle presidenziali), già espresso (pur partendo da presupposti diversi, in particolare per quel che riguarda l'approccio fatalista alla vita di Earl) nel più riuscito Gran Torino. Resta il fatto che The Mule dà l'impressione di essere un film profondamente autobiografico, in cui Clint ha deciso di mostrarsi sincero come non mai, a partire dal concetto di "ultima possibilità": l'orologio biologico fa inesorabilmente tic tac e chissà se Eastwood avrà ancora tempo per confezionare ancora film. Come Earl, ha poco da perdere e, allora, perché non godersela fino in fondo, consegnando al pubblico una storia così surreale e ambivalente?

Nel cast (in generale, una prova abbastanza incolore), ci sono anche Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy Garcia, Taissa Farmiga, Clifton Collins Jr. ed Alison Eastwood (figlia di Clint).