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Recensione su The Moth Diaries

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Carmilla va al college / 19 novembre 2017 in The Moth Diaries

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il binomio college ed esseri sovrannaturali è ormai una costante della letteratura fantastica, e di rimando anche del cinema, Young Adult. Il film della Harron (la ricordiamo per la trasposizione cinematografica di American Psycho del 2001) s’inserisce in questo filone cercando di discostarsi dai predecessori (un nome a caso: Twilight) per tornare alle origini e ritrovare la dimensione gotica propria del genere vampirico. Fonti dichiarate d’ispirazione sono, infatti, il racconto Carmilla di Sheridan Le Fanu e il romanzo Dracula di Bram Stoker, testi chiave della letteratura gotica e del mito del moderno vampiro, ambedue più volte citati sia nel film sia nel romanzo di Rachel Klein da cui è tratto. Uno dei professori dell’istituto ci informa che sesso, sangue e morte sono tre elementi fondamentali di ogni storia di vampiri e, in effetti, tutti questi ingredienti sono presenti nella vicenda. In un esclusivo collegio femminile, Rebecca, una ragazza di sedici anni cui il padre poeta è morto suicida, registra su un diario i suoi pensieri più intimi e le proprie pulsioni adolescenziali riguardanti soprattutto la sua migliore amica Lucie (Lucy nel romanzo, personaggio che richiama, non solo nel nome, la Lucy Seward stokeriana) e del morboso rapporto che s’instaura tra questa e una nuova inquietante compagna di classe, Ernessa Bloch (che è invece palesemente ispirata alla Carmilla di Le Fanu). Lucie comincia a deperire e si allontana sempre più da Rebecca che si convince che Ernessa sia un vampiro e che stia succhiando energia vitale dall’amica. Nel frattempo strani e misteriosi eventi si susseguono durante l’intero anno scolastico, eventi che la sola Rebecca sembra notare. Il film, rispetto al testo della Klein, è per forza di cose più esplicito nell’interpretazione dei fatti. Il romanzo, svolto sotto forma di diario, lascia infatti il dubbio nel lettore che quello che la narratrice scrive sia affidabile oppure il frutto di una mente disturbata (la ragazza ci informa sin da subito che soffre di “disturbo borderline della personalità”), sintomo di un tormento interiore di un’adolescente che cerca di venire a patti con il suicidio del padre. Il film invece si risolve in un più convenzionale scontro tra la protagonista e un “cattivo” nelle vesti di una sensuale e misteriosa vampira. Uniche altre differenze sono l’aver dato un nome all’anonima protagonista e l’aver spostato l’azione dagli anni Sessanta ai giorni nostri, ambientazione temporale intuibile solo da pochi passaggi (echi della guerra in Vietnam, un film Truffaut al cinema) e quasi ininfluente ai fini del racconto poiché le ragazze sembrano vivere all’interno del college in una dimensione senza tempo completamente disgiunta dalla realtà circostante.

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