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Recensione su Matrix

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17 giugno 2014

Matrix è stato a suo modo rivoluzionario nel cinema di fantascienza, e tutto sommato anche in quello delle arti marziali.
Il maggior pregio è sicuramente l’originalità della storia e in particolar modo l’idea di un mondo virtuale parallelo, una finzione neuronale creata ad arte per tenere a bada tanti esseri umani ridotti al rango di fonti organiche di energia. Una storia intricatissima ma ben tenuta a bada dai visionari fratelli Wachowski: la sceneggiatura viaggia come un treno e (apparentemente) senza intoppi di sorta. Cosa non banale se si considera la complessità dell’intreccio.
Effetti speciali dirompenti e innovativi, in particolare le brillanti scene al ralenti e l’utilizzo della tecnica del bullet time, con la macchina da presa che sembra girare a velocità normale attorno al protagonista immobile, catturandone l’azione rimasta sospesa (assieme al fiato).
Non credo sia poi corretto disquisire dei contenuti per un’opera del genere, che va presa per com’è, piaccia o meno.
Come a mio avviso inopportune sono le critiche all’originalità dell’opera, che pare mutuata da un romanzetto dei primi anni ottanta, sottoposto ai Wachowski bros.: originale è anche chi riesce a tramutare il contenuto di un Urania, destinato ad ingiallire sui banchi dell’usato, in un film che, a suo modo, è diventato un fenomeno di costume e un cult fantascientifico.
Per il resto, attori discreti con un buon Keanu Reeves dallo sguardo perennemente attonito.
In generale una pellicola affascinante e armonica che, pur essendo debitrice verso molti autori e altri film del genere, sta nell’olimpo della fantascienza anni ’90.

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