Recensione su The Master

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Film discreto. Attori(Phoenix-Hoffman) eccellenti. / 13 Settembre 2019 in The Master

Il film racconta, in maniera un po’ romanzata, la storia del fondatore di Scientology, Lafayette Ron Hubbard (nel film Lancaster Dodd) e del reduce Freddie Quell (un intensissimo Joaquin Phoenix).
Freddie Quell è un soldato americano che ha combattuto nella seconda guerra mondiale e torna in patria con evidenti problemi psicologici: da una risata patologica, all’ingobbimento a gravi disturbi ossessivi che riguardano la sfera sessuale. Rifiutato il sostegno psicologico garantitogli dall’esercito, Freddie, si da all’alcolismo (anche questa parte è molto interessante perché ci descrive in maniera più approfondita il personaggio e il suo disagio); lui non beve dei semplici alcolici, ma prepara dei distillati fatti in casa con: alcool, detersivi e alcuni tipi di solventi che ne aumentano notevolmente l’effetto stordente(in un’occasione un poveraccio assaggiando uno dei suoi intrugli ci rimette quasi la pelle). Tra una sbornia e l’altra, un giorno, si ritrova su una nave senza sapere come ha fatto a finirci e fa la conoscenza di Lancaster Dodd, il leader di una “setta”(passatemi il termine) denominata “La Causa” e di tutti gli adepti aderenti a questo movimento. Lancaster è uno uomo carismatico dalla spiccata abilità oratoria che gli garantisce fedeltà e idolatria da parte dei membri del gruppo (Rust Cohle direbbe che cerca di vendere l’inganno ontologico, ma non divaghiamo).
I due sembrano entrare in simpatia, fanno lunghe chiacchierate sorseggiando le dubbie misture preparate per l’occasione, su rischiesta di Lancaster, che sembra essere motivato a capire Freddie e aiutarlo tramite dei test domanda/risposta che ricordano l’ipnosi e che sembrano giovare a quest’ultimo.
In poco tempo Freddie diventerà un membro portante del movimento ma, complice la differente indole, i due non termineranno il percorso intrapreso insieme come si aspettavano.

Il problema di questo film è che sia Hoffman che Phoenix sono talmente magnetici da far passare in secondo piano la trama. E’ stata a tutti gli effetti un’arma a doppio taglio perché si passa dall’aspettare con ansia gli incontri-scontri tra Lancaster e Freddie al guardare il minutaggio per sapere quanto manca alla fine del film quando i due non sono insieme.
Dal punto di vista visivo è ottimo, scenografia e fotografia molto ricercati che contribuiscono, a mio avviso, a invogliare lo spettatore a rimanere fino ai titoli di coda. Sicuramente, per mio gusto personale, ho preferito altre pellicole di Anderson, da “Magnolia”, a “Il Petroliere” al più recente ” Il filo nascosto”.

Questo film mi ricorda quando da più piccolo andavo in in gita con la scuola a vedere le mostre di quadri, mi annoiavo parecchio ma c’erano dei dipinti che catturavano la mia attenzione, erano belli, senza dubbio e suscitavano in me dell’interesse, ma la domanda è : sarei tornato a vedere quella mostra? E la risposta è no.
Mi è piaciuto questo film? Si, anche se esclusivamente per la prova attoriale da applausi. Ne consiglio la visione? Assolutamente si. Lo riguarderei? Non ora, più avanti magari.

*Ultima cosa, un plauso al doppiaggio di Adriano Giannini che è migliorato notevolmente in questi anni(forse grazie agli insegnamenti di papà Giancarlo) dal Joker di Heath Ledger(The Dark Knight) a Dicky Eklund di Christian Bale(The Fighter) a Rust Cohle di Matthew McConaughey(True Detective) a John Fitzgerald di Tom Hardy(Revenant) e vedremo come se la caverà nei panni del nuovo Joker di Joaquin Phoenix.

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