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Recensione su The Master

/ 20126.5241 voti

4 gennaio 2013

(Sei stelline e mezza)

Mano registica impeccabile, quella di P.T. Anderson, ed interpretazioni magistrali, quelle di Phoenix e P.S.Hoffman, senza contare che fotografia, sonoro, musiche e costumi sono da manuale.
Il messaggio è attuale, pienamente comprensibile e condivisibile: la ricerca spasmodica di comprensione, di attenzione e di affetto, di esempi morali da seguire, di identità personale e di collocazione all’interno di un contesto sociale definito costituiscono il fulcro della follia di Freddie Quell, il protagonista, paradigma dell’uomo comune (più comune di quel che sembra, nonostante la sua palese alienazione), in costante pellegrinaggio affettivo.

Purtroppo, però, dal punto di vista del racconto, il film non mi ha convinta fino in fondo, ed ecco il motivo del voto risicato.
Se ne Il petroliere (e faccio riferimento a questo titolo della filmografia di Anderson, perché -a mio parere- segna una netta cesura, rispetto alla sua produzione precedente e perché con The Master ha comunque forti analogie) la furia di Plainview è cieca ma, paradossalmente, razionale, votata coscientemente alla ricerca del potere materiale, qui l’impulsività di Quell (e in seconda battuta) l’egocentrismo di Dod sono legati a disagi personali, a disfunzioni comportamentali più articolate che, forse, comprendo (o accetto) con più difficoltà.

6 commenti

  1. yorick / 26 gennaio 2013

    Ho appena detto di sì a un mio amico, che mi chiedeva se mi andava di andare con lui a vederlo, ma, grazie a te, me ne sto pentendo amaramente >.<

  2. yorick / 26 gennaio 2013

    @stefania, Anderson non lo conosco. Ho visto solo il Petroliere. Cioè, metà. Cioè, mi sono addormentato guardandolo :/

  3. Stefania / 27 gennaio 2013

    @yorick: allora, questa fase della produzione di P.T.Anderson non fa per te (dopo la proiezione de Il petroliere, uscii frastornata dalla sala: lo trovai, come dire, potente). L’altra metà della sua cinematografia, non saprei: sei troppo imprevedibile, per intuire cosa ti potrebbe piacere 😉
    Personalmente, apprezzo molto questo regista (The Master, come ho scritto, però, fa eccezione).

    • yorick / 27 gennaio 2013

      E’ che l’ho trovato eccessivo, voglio dire come durata. Ci sono delle parti che andrebbero tagliate, come quella in cui il tizio fa avanti/indietro tra finestra/parete. E poi non ho capito dove volesse andare a parare con ‘sto film: non mi è parsa una critica, non mi è parsa nemmeno un’analisi. Di cosa parlava, il film? Della fragilità umana? Non mi pare, perché non l’ho trovato psicologicamente approfondito. Di Scientology? Bah, probabile. Ma chi se ne frega di Scientology? L’ho trovato supponente, ingessato, senza nulla da dire insipido. Però il protagonista meriterebbe l’oscar.

      • Stefania / 27 gennaio 2013

        La lunghezza è eccessiva in funzione di quel che racconta (e di come lo racconta), quindi è parsa “troppa” anche a me.
        Neppure io ho compreso fino in fondo il significato del film: di sicuro, ho colto l’attenzione sullo smarrimento dell’individuo in un contesto che dovrebbe essergli, per nascita, famigliare, ma che -per motivi contingenti- gli è alieno. Per il resto, nebbia fissa.
        Il fatto che tu dica che Phoenix meriterebbe l’oscar mi puzza 😀 Come dire: “Ecco quel che vogliono premiare agli oscar/ ecco quel che si merita uno che recita così” 😉

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