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Recensione su The Master

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14 gennaio 2013

Un film che necessariamente fa discutere. Per molti aspetti. Innanzitutto, la scelta di girare in 70 mm, cosa che non si faceva da diversi anni. Anderson è un autore colto ed estremamente capace, che sa sfruttare la possibilità di conferire alle immagini una patina di autenticità tangibile. I colori sfumano, come alcune inquadrature in cui il viso di Phoenix va ondeggia fuori fuoco. Il carattere del personaggio viene riproposto anche a livello stilistico con grande abilità.
La grandezza degli attori è un altro punto da segnalare: Phoenix e Seymour-Hoffman sono due metà che in parte si attraggono e in parte si allontanano. Due individui soli e intimamente collegati. Davvero due bellissime prove da parte di entrambi: Phoenix meriterebbe un oscar per il grado di disperazione che ha saputo far emergere, anche a livello fisico.
La storia è forse il nodo cruciale. Si parla di Scientology? Dodd è ispirato a Hubbard? Tutti dicono di si, Anderson non conferma. Poco importa. Anderson non fa altro che portare sullo schermo una “storia” che getta le radici nel tessuto sociale americano. La presenza di sette e culti, movimenti di pensiero alternativi che già da metà del secolo scorso hanno preso piede soprattutto negli USA, è un fatto. Un fatto raccontato e descritto da Anderson attraverso l’ambigua relazione tra due protagonisti, un maestro e un “discepolo”.
I temi proposti possono essere più o meno condivisibili ma la base psicologica dei personaggi è ben caratterizzata: i traumi del soldato, i dubbi del maestro, la sua incapacità di sostenere un confronto, tutto questo trova ampio margine di descrizione nei due personaggi principali.
Personalmente, credo che non sia un’opera a sostegno delle correnti di pensiero di cui parla, ma questo non è comunque ciò che interessa al regista che preferisce soffermarsi sulla solitudine di due uomini speculari.
Non è al livello di Magnolia e neppure del Petroliere, anche se si avvicina a quest’ultimo come stile, ma rimane un film importante su una tematica scottante, soprattutto oltre oceano.
L’academy ha detto di non aver trovato il decimo film da inserire nella lista dei candidati all’oscar. Forse perchè piuttosto di citare un film in gradi di suscitare un dibattito interno ha preferito il pulp di Tarantino e l’indie di Ang Lee. Peccato non aver avuto più coraggio per proporre anche questo film.

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