Recensione su Sopravvissuto - The Martian

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The Martian / 25 ottobre 2015 in Sopravvissuto - The Martian

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Quello che sembra un incrocio tra un trattato di problem solving creativo extra-terrestre e una rievocazione del Robinson Crusoe in salsa marziana può essere giudicato complessivamente un film discreto, che riporta la fantascienza sui binari di una certa verosimiglianza, dopo le astruse peregrinazioni di Interstellar.
Tra gli aspetti positivi, oltre all’anzidetta verosimiglianza tecnico-scientifica, confermata da esperti della NASA, vi è una certa leggerezza generale della pellicola: per una volta il protagonista è un “eroe” di tutti i giorni, uno che coltiva patate per sopravvivere e ripara tutto con teloni e nastro super-adesivo. Viene esaltato il cervello e la capacità di far fronte alle avversità con la semplice logica.
A tratti sembra quasi di trovarsi di fronte ad una sorta di commedia-fantascientifica: la vita di tutti i giorni trasposta su un luogo extra-terrestre.
Non si mettono in pista astrusità scientifiche indimostrate, né azioni sovrumane o tecnologicamente inaccettabili: lo dimostra lo stesso finale in cui il protagonista scherza sulla sua condizione di supereroe e la comandante si aggroviglia banalmente nei cavi per tentare di salvarlo.
Altro aspetto piacevole è la capacità di tenere alta l’attenzione per poco meno di due ore e mezza in un contesto oggettivamente difficile (location desertica, per quanto suggestiva, e personaggio unico per buona parte del tempo).
Tra i lati negativi, invece, la decisa virata verso l’americanata che la pellicola compie nel finale: in parte finanziato dalla NASA, il fine di riesumare l’entusiasmo generale per le missioni spaziali è fin troppo evidente e porta ad un lieto fine eccessivamente ottimista, con le folle che occupano le piazze di tutto il mondo (manco fosse capodanno) per assistere al tentativo di salvataggio.
Un ottimismo che, del resto, si intuisce fin troppo presto, quando quello che dovrebbe essere un contesto psicologicamente drammatico (ritrovarsi soli e senza provviste ad una distanza dalla Terra che, nel migliore dei casi, è di 55 milioni di km.), è continuamente immerso in un clima da cabaret dove il classico humour americano denso di understatement la fa da padrone.
The Martian non è un capolavoro, ovviamente, e nemmeno ci si avvicina.
Ridley Scott (che oramai ha la bellezza di quasi ottant’anni) il suo capolavoro lo ha fatto oltre tre decenni fa (Blade Runner) e forse questa sua reputazione nel mondo della fantascienza (oltre a Blade Runner, Alien, che pure non piace a molti) ha caricato un po’ troppo le attese (già frustrate qualche anno fa con Prometheus).
Una leggera delusione, dunque, dovuta all’elevatezza delle aspettative, ma tutto sommato non si può dire che il film non raggiunga il suo onesto obiettivo di entertainment.

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