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Recensione su Sopravvissuto - The Martian

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The Martian, un Robinson Crusoe troppo perfetto? / 14 ottobre 2015 in Sopravvissuto - The Martian

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ridley Scott si fa carico di questa trasposizione sul grande schermo del romanzo di Andy Weir. La storia prende chiaramente ispirazione dalla popolare figura del naufrago Robinson Cruose. L’unica differenza qui è che Mark Watney, il protagonista, è costretto al suo forzato isolamento sul pianeta Marte anziché su un’isola deserta. Ma le paure che lo affliggono nel suo luogo di isolamento sono, alla fine dei conti, le stesse che ha dovuto affrontare il suo più noto “collega” di disavventure. Non parlo solo dei pericoli generati da un contesto indubbiamente non adatto ad ospitare e ad accogliere un essere umano, ma è in particolare lo spettro della morte che aleggia costantemente sul protagonista a farla da padrone. ed è l’aspetto più messo in prima fila durante tutta lo svolgimento della pellicola.
Trovo inutile soffermarsi sugli effetti speciali e sulla resa estetica di questo The Martian. Scott in questo è indubbiamente un regista capace. Quello che a parer mio fa storcere il naso invece è legato semmai ad altri aspetti del film. Il primo di questi risiede nella caratterizzazione del personaggio di Mark Watney. Ci viene mostrato sin dal principio come egli sia un individuo perfettamente risoluto, in grado di risolvere praticamente qualunque problema gli si pari davanti grazie alle sue conoscenze. Ma la sua impossibilità a piegarsi di fronte ad un periodo di tempo indefinito da passare in solitudine e a tutte le situazioni ostili che gli si presentano gradualmente, lo rendono così perfetto da riuscire a smorzare facilmente gran parte della tensione del caso. Non importa quanto grande sia il pericolo che Mark dovrà affrontare, sappiamo in maniera quasi esplicita che lui riuscirà sempre e comunque a cavarsela. Ciò è dato anche dal fatto che lui è uno che ride in faccia alla morte. L’altro problema è anche questo: l’atteggiamento irrisorio di chi la sta scampando a una fine certa può anche essere accettato (lo indicherei come un meccanismo di autodifesa, una sorta di “sdrammatizzazione” della situazione, per renderla così meno opprimente), se non fosse che esso si presenti davvero troppo spesso, facendo perdere un po’ di credibilità al personaggio.
Altro aspetto problematico nell’economia del film risiede nello svolgimento della missione di salvataggio: non prendiamoci in giro. Probabilmente, abbiamo pensato tutti sin dall’inizio che Mark ce l’avrebbe fatta. Ma quello che sfastidia, è che a un certo punto gli elementi a sfavore per il recupero del protagonista diventano talmente tanti da innescare nella mente dello spettatore il pensiero opposto, e l’innesco avviene con una notevole prepotenza. Quel “Alla fine probabilmente lo salveranno” diventa così un “Sicuramente lo salveranno”. Certo, anche se lo spettatore non fosse stato sottoposto a una simile preparazione degli eventi, non sarebbe stata lo stesso la più inaspettata delle sorprese. Ma la facilità con cui viene introdotto questo pensiero ha tolto dalle sequenze finali quasi tutta la tensione dell’imprevedibilità.
Sono dell’idea che alcune scelte coraggiose, a livello di sceneggiatura, e una maggiore credibilità data al personaggio interpretato da Matt Damon (che nonostante ciò, non sfigura affatto in questo film) avrebbero potuto innalzare ulteriormente questo The Martian a livello qualitativo. Un prodotto che comunque, alla fine dei conti, è un buon blockbuster capace di intrattenere lo spettatore. Ma che, allo stesso tempo, non può essere minimamente annoverato tra le opere più memorabili del regista.

Piccola nota: ho riso alla scena dell’operazione Elrond. Non tanto per la citazione dichiarata al Signore degli Anelli, quanto per il fatto che Sean Bean alias Boromir nel suddetto film, fosse presente.

2 commenti

  1. michidark / 14 ottobre 2015

    Mah, secondo me quelli che tu indichi come difetti, sono la forza di questo film. Scott abbandona ogni pretesa di tensione, solitudine, realismo, ecc. e gira una commedia ambientata su Marte, discostandosi da tutti i film sul tema che puntano ad essere credibili e generare tonnellate di tensione.. Qui il pianeta rosso sembra ospitale come la terra, se non di più, visto che su di esso c’è solo la furia della natura e non la malvagità degli uomini. Cioè, qui abbiamo un “supereroe” che ha il potere di…coltivare patate. Per me The Martian va visto in quest’ottica, senza pretese, un blcokbuster fatto da dio.

  2. Francesco / 15 ottobre 2015

    @michidark Ti do ragione sul fatto che Scott dimostri di non prendersi troppo sul serio in questo film, ma sinceramente non riesco a inquadrare The Martian con il tono del blockbuster che vira volontariamente sulla commedia. Anche perchè, specialmente nella seconda parte, la ricerca di una certa tensione da comunicare allo spettatore e la serietà del dramma sono comunque (onni)presenti.
    Personalmente, non sono proprio riuscito ad entrare in empatia con il personaggio di Matt Damon. Non batte ciglio quasi mai, non si scompone di una virgola. Cade continuamente, ma cade sempre in piedi. Mi dici che abbiamo un supereroe qui, e hai ragione. Perchè per tutto il film riesce a conservare una sorta di aura di invincibilità, che alla lunga ho trovato un po’ sfiancante. Non riesco a togliermi dalla testa che è pur sempre un essere umano bloccato da solo su un pianeta lontano milioni di kilometri da casa.
    Sul resto del film, ripeto: Scott non lo scopriamo certo oggi. Esteticamente, The Martian è curato e si vede. Si lascia anche seguire agevolmente, come farebbe un qualsiasi buon blockbuster. Ma è un film che si ferma lì e non va oltre, a parer mio.

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