Recensione su L’uomo con i pugni di ferro

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L’uomo con i pugni di ferro
Regia:

Il b-movie non è per tutti / 17 Maggio 2013 in L’uomo con i pugni di ferro

Uno dei pregi dell’opera omnia di Quentin Tarantino è l’aver riportato all’attenzione di pubblico e critica il fenomeno dei b-movies e del cinema di genere, permettendo di riscoprire perle rare e un ormai perduto gusto artigianale per il cinema.

Al contempo, però, questa riscoperta ha ingenerato l’equivoco che, per girare un film divertente, celebrativo e citazionista (à la Tarantino, insomma), bastasse esagerare nei toni e nello stile.

Ma la serie b non è per tutti. Rodriguez, ad esempio, sa come rielaborarne i canoni. Ancor meglio, inutile dirlo, fa proprio Tarantino con la sua personalissima, inimitabile visione.

La stessa operazione non riesce però al suo amico RZA. L’uomo con i pugni di ferro è infatti un lungometraggio denso di omaggi e riferimenti al wuxiapian che si risolve in una trama dallo scarso appeal, popolata da personaggi poco interessanti.

Non bastano alcune trovate bizzarre e qualche combattimento ben coreografato a risollevare le sorti di un film mai davvero divertente, complice anche una regia confusionaria e un protagonista (lo stesso RZA) di ben poco carisma.

Il rapper americano, all’esordio dietro la macchina da presa, viene brutalmente travolto dai topoi di un genere che sicuramente ama, e che però non è ancora in grado di maneggiare. La colpa non è degli ingombranti pugni di ferro, ma di un approccio immaturo capace solo di fabbricare immagini raramente suggestive, quasi sempre senz’anima.

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