Recensione su L'uomo dal braccio d'oro

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16 dicembre 2011

Datatissimo per dialoghi (adattamento compreso: oggi, dire “intossicato” in luogo di “tossico”, fa davvero tenerezza) e mimica, ma efficace dal punto di vista narrativo: è un film di forte tensione emotiva, pur concentrando l’azione vera e propria in poche scene.
Come in Ladri di biciclette (azzardo!), lo spettatore patisce fino all’esasperata conclusione insieme al protagonista che tenta di riscattarsi e sopravvivere come può. Le lancette che corrono, il sonno che gli viene negato prima di un’importante audizione, le false promesse che lo sviano, fanno davvero torcere le mani.

Interessante e claustrofobica la scenografia ridotta praticamente ad una sola scena: un incrocio stradale, un crocevia dove si incrociano destini perlopiù miserabili.

Bravo Frankie Blue Eyes tormentato, letteralmente consumato, e brava Kim Novak, profondamente desolata, disfatta, ma capace ancora di (far) sperare.

E poi ci sono i titoli creati da Saul Bass.
E ho detto molto.

4 commenti

  1. paolodelventosoest / 18 settembre 2015

    Insomma te c’hai sta fissazione con Saul Bass 😀

  2. paolodelventosoest / 21 settembre 2015

    Ok @Stefania allora vi chiedo un bel post monografico su np! 😉

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