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Recensione su The Lone Ranger

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L’artificio dell’abbassamento / 11 agosto 2015 in The Lone Ranger

Partendo dalla premessa che non conoscevo il fumetto, e che ho visto il film senza sapere i risvolti che avrebbe preso, o la precedente caratterizzazione dei personaggi, a me è piaciuto. E’ un po’ lungo e spettacolare, ma non può essere confuso con una commericialata.
Ma guardandolo attentamente, si capisce subito che l”illusione di un happy ending è dissolta fin dall’inizio. La storia è raccontata da un Tonto vecchio, confinato a un’esposizione in uno squallido Luna park.
Oltretutto è del tutto privo di elementi sovrannaturali, anche se inizialmente sembrerebbe il contrario.
Sarebbe stato facile, in un periodo in cui gli eroi e i superbi piacciono e stupiscono. Qui invece l’eroe è un eroe di fortuna, improvvisato, incapace e buffo. Ed entrambi i protagonisti sono due perdenti, isolati dalle rispettive “tribù”. Si può quasi scorgere in loro l’outsider burtoniano.
Una sorta di eroe anticonvenzionale lo abbiamo già visto in Jack Sparrow. Ma se il pirata è raramente animato da buone intenzioni e totalmente contrario all’eroe tradizionale, il Lone Ranger è un’idealista.
Che non riesce a essere un’eroe, neanche se ci prova. Animato da principi saldi, che vede svanire e ricomparire. E la ricerca di sé stesso cambia come la sua percezione della realtà.
E l’indiano Tonto, pazzo forse, che alimenta quel corvo impagliato come alimenta la sua mente malata di fantasie, è davvero pazzo nel dire che gli uomini sono posseduti dal demone dell’argento?
No, l’eroe non è rovesciato, è abbassato, sminuito, è sbagliato.
E’ chiaro che non poteva avere successo un’eroe simile.
Ottimo tentativo però. Un film che riporta indietro l’orologio, al fumetto western, all’avventura, ai treni che si muovono su binari paralleli…
E basta solo la fantasia di un bambino mascherato da Lone Ranger a restituirci questo grande eroe.

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