Recensione su The Lobster

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La cameriera / 26 Ottobre 2015 in The Lobster

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Società di un vago futuro, i single oltre una certa (da cui la frase “s’è fatta una certa”) vengono presi e deportati in un hotel nelle campagne fuori da brillanti e levigate tecno-città. E lo accettano, le regole sono così. Lì hanno 45 giorni per trovare qualcuno con cui accoppiarsi, in qualsiasi senso, se non lo trovano alla scadenza verranno trasformati in un animale scelto al check in → donde il titolo. David, un Colin Farrell con la panza (e altrettanta costanza) arriva all’albergo insieme a un cane (fu suo fratello). A lui insieme veniamo introdotti alle regole dell’hotel, la caccia quotidiana ai solitari che hanno scelto di vivere nella foreste, didascaliche rappresentazioni di quanto la vita sia meglio in coppia che soli, crudeltà verso chi sgarra; e poi agli altri ospiti dell’albergo, tutti a loro modo persone “difettose” e mancanti di qualcosa, incapaci di trovare collocazione nel mondo fuori (tra cui l’onnipresente John C. Reilly). David fugge nei boschi e si unisce ai solitari (capitanati da una gnocca francese a caso, Léa Seydoux, la tizia coi capelli blu di Adele), che vivono in una specie di eterno campeggio à la Bear Grylls e hanno altrettante regole della società da cui fuggono (e da cui vengono cacciati con fucili carichi di sonniferi per poterli trasformare in animali). La prima è non innamorarsi, lui ovviamente si innamora, e finirà per perdere la vista (leggi anche: l’amore, altro che le pugnette, rende ciechi).
Lanthimos è tra i registi del disaggggio greco, e chi ha visto Kunodontas (Dogtooth) si avvicina a questo nuovo film con un misto di chapeau e angoscia, e paragoni. In questo caso è in trasferta in Irlanda e con attori famosi random, e realizza un’opera di un grottesco assai più pronunciato e meno violenta. L’idea distopica alla base, della società che marginalizza formalmente, con tanto di procedure burocratiche ad hoc, le persone sole è forte nel rappresentare un malessere psicologico e reale dei tempi d’oggidì, dove ci si sente in colpa a non essere come fb ci vorrebbe (non parlerei più oramai della tv) e costantemente si è schiacciati dal confronto coi ca**o di sorrisi degli altri in foto simpa/lovva. Valide sono anche tante delle sotto-idee che mettono in immagini quella di base, e stralunate, come gli attori e la loro recitazione, che in queste gabbie di regole cercano di muoversi e sopravvivere per non finire bestificati. Pullula intorno di coppie reggentisi sull’ipocrisia e la comodità, e controlli di polizia per chi non è/ha un consorte a portata di mano. Fatto sta che tutte queste idee faticano a tenere insieme – toh, come la maionese -, e forse più della messa alla berlina delle richieste che la società fa all’individuo è la mancanza di risposte nel film a lasciare un senso di incompleto. I mean, in Kunodontas l’alternativa, quel che si soffriva a vedere, era la fuga, la ribellione/soppressione di chi ci ha dato vita, che le vittime non riuscivano a mettere in atto. Qui chi, cosa, dove andiamo, se l’hotel è una me**a e fuori è ancora peggio, coi solitari che sono una setta (e devono ballare da soli per non flirtare, per questo ascoltano solo musica elettronica, lol)? Quell’amore di coppia parimenti difettosa finale è la soluzione? In un mondo dove non si capisce il senso di essere normali, se tutti non lo sono, né dentro né fuori. Ma se tutti non sono normali diventano normali :/ e allora David da cosa scappa o perché lui, che è supermedioman, dovrebbe poter vedere il senso di un’alternativa?

4 commenti

  1. Stefania / 27 Ottobre 2015

    Uhm. Posto che le tue possano essere domande retoriche, provo a dirti lo stesso la mia.
    Secondo me, David scappa dalle convenzioni, ma non disdegna di avere una compagna quando si accorge di essere attratto (fisicamente, caratterialmente, ecc.) da lei: la convenzione è tale solo se imposta dall’alto e se lui, al di fuori degli schemi “statali”, non vede la coppia come un obbligo è portato naturalmente a trovare (non a cercare) una compagna.
    Tra l’altro, chi dice che, alla fine, David si accechi davvero? Come in Kynodontas, il finale è aperto: non si sa esattamente cosa succeda al protagonista, nel momento in cui è praticamente certo abbia conquistato la libertà.

    • Sgannix / 27 Ottobre 2015

      Il problema (che a mio parere è anche il punto forte del film) è che David scappa dalle convenzioni a metà, ovvero solo per quel che riguarda l’imposizione di una compagna non scelta, senza però riuscire ad andare oltre al 100%. Rimane comunque legato ad un’idea di amore che può esistere solo avendo caratteristiche in comune col partner, non riesce a liberarsi da questa convenzione.
      In quest’ottica il finale non è nemmeno importante. Sia che si accechi sia che non lo faccia e fugga, ha in un certo senso perso, il suo amore non ha distrutto tutte le convenzioni.
      Ci ho visto davvero poca speranza nei confronti dell’amore nella contemporaneità.

      • Stefania / 27 Ottobre 2015

        @sgannix: su questo siamo d’accordo: il finale è assolutamente relativo e quel che emerge è l’assoluta messa in discussione di quello che giustappunto definisci “l’amore nella contemporaneità”. Cosa cerchiamo, quando cerchiamo un compagno? Su cosa si basa realmente questa necessità, cosa appaga? Penso che la “liberazione” di David risieda nell’essere convinto (o nel tentativo di convincersi) che la sua è una scelta assolutamente personale.

  2. tragicomix / 28 Ottobre 2015

    Trovo che una debolezza del film fosse nella costruzione dei personaggi, nel senso che erano volutamente troppo stralunati per poter permettere allo spettatore di soffrire insieme a loro. In Kunodontas si soffriva con ai ragazzi per le limitazioni imposte, ed era lancinante il confronto tra quello e il nostro concetto di normalità; potevi del resto immaginarti che fuori dal quadrato del cortile ci fosse il mondo orribile ma “normale” che conosciamo tutti.
    Qui invece David si fa rimpallare qua e là, neanche fugge di proposito ma in seguito a precipitare di eventi, e fuori è una gabbia tanto quanto dentro.
    E questi due che fuggono anche dai solitari che prospettiva hanno, dove vanno? Una società del genere i barboni che dormivano sotto i ponti li ha sterminati cinquant’anni fa, e non c’è motivo di credere che in quel contesto disegnato da Lanthimos la spontaneità dell’incontro tra due persone sia rimasta che immagineremmo noi, anche per le persone che si accoppiano prima dei 40, perché c’è troppo di inumano. Che aumenta il grottesco e le situazioni buffe/gag argute ma distrugge la credibilità del sentimento di David e cosa, non ricordo se avesse un nome, e di qualunque altra emozione dei personaggi, al di là della corsa per la sopravvivenza.
    Il tutto tenuto conto che a mio parere questo rispetto a Kunodontas è poco più che una boutade 😀 quello è bomba e questo un film originale.

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