Recensione su The Lobster

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16 giugno 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In un mondo in cui è vietato stare da soli (pena l’essere trasformato in un animale) la “resistenza” è costituita da coloro che si rifiutano di avere rapporti sentimentali o sessuali (in questo caso si rischiano torture e menomazioni fisiche). Nel primo caso le persone stanno insieme per sopravvivenza, per non essere costrette a mutare in un cane, un gatto o un pappagallo. Mentono, ingannano il partner potenziale, si fingono ciò che non sono inventando compatibilità inesistenti. Nel secondo, se contravvenendo alle regole del gruppo si innamorano, non vanno al di là di una differenza o un’incompatibilità che potrebbe non essere sufficiente a giustificare il loro voler stare insieme. Le ragioni che li hanno portati ad avvicinarsi e volersi bene sono infatti superficiali; le “cose in comune” si riducono ad avere lo stesso problema fisico, saper suonare lo stesso strumento musicale o parlare la stessa lingua straniera. Con questi presupposti l’individuo sceglie di salvare sempre e solo se stesso e non è capace del più piccolo sacrificio per l’altra persona. Inevitabilmente si resta soli. La superficialità e la freddezza che caratterizzano i personaggi e le loro dinamiche distruggono completamente anche solo l’idea di un sentimento.
Il cast è notevole, l’idea buona e non mancano spunti di riflessione interessanti. La critica e voluta freddezza dei personaggi, quasi totalmente privati della loro umanità e della capacità di provare sentimenti reali, rende tutto eccessivamente sterile e lascia lo spettatore un po’ troppo distaccato.

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