2015

The Lobster

/ 20157.3382 voti
The Lobster
The Lobster

In un futuro prossimo, tutti gli individui sono obbligati ad avere un compagno. Essi sono costretti a soggiornare obbligatoriamente per 45 giorni in una struttura ricettiva dedicata allo scopo: se, entro quel periodo di tempo, non avranno trovato un compagno, saranno trasformati in animali e costretti a vivere nei boschi. Un uomo iniziato alla procedura si ribella e fugge dalla struttura.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Lobster
Attori principali: Colin FarrellRachel WeiszLéa SeydouxBen WhishawAriane LabedJohn C. Reilly, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Angeliki Papoulia, Michael Smiley, Jacqueline Abrahams, Roger Ashton-Griffiths, Anthony Dougall, Sean Duggan, Roland Ferrandi, James Finnegan, Robert Heaney, Rosanna Hoult, Jaro, Ryac, Kathy Kelly, Ewen MacIntosh, Patrick Malone, Sandra Hayden Mason, Kevin McCormack, Ishmael Moalosi, Anthony Moriarty, Garry Mountaine, Judi King Murphy, Laoise Murphy, Imelda Nagle Ryan, Nancy Onu, Matthew O'Brien, Emma O'Shea, Chris Threader
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura/Autore: Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Fotografia: Thimios Bakatakis
Costumi: Sarah Blenkinsop
Produttore: Ceci Dempsey, Lee Magiday, Yorgos Lanthimos, Ed Guiney, Sam Lavender, Andrew Lowe, Tessa Ross
Genere: Commedia, Romantico, Fantascienza
Durata: 118 minuti

Premessa surreale / 21 Maggio 2019 in The Lobster

C’è qualche traccia di Fahrenheit 451 in questo film di Yorgos Lanthimos: la società distopica dalle regole crudeli; la resistenza che sopravvive nei boschi; un certo tono distaccato del racconto (anche se The Lobster ha una crudezza che manca al film di Truffaut).
Lanthimos ci parla dell’esclusione sociale – portata all’estremo della disumanizzazione – che colpisce chi non trova un compagno; ci parla della menzogna che vive chi l’ha trovato; in breve, ci racconta l’impossibilità dell’amore in un mondo che pure lo valuta moltissimo. Se dovessi indicare una scena rappresentativa dell’intero film, sceglierei quella in cui Olivia Colman canta sul palco con il viso impassibile una canzone romantica.
È notevole il modo perfettamente conseguente in cui il film dipana la premessa surreale da cui parte: i protagonisti si comportano esattamente come si comporterebbe qualcuno che vivesse davvero in un simile mondo, tra goffi imbarazzi, inganni meschini e quieta disperazione. Questo realismo «secondario» riesce quasi a far dimenticare l’assurdità dei presupposti.
Peccato che verso la metà The Lobster perda l’ispirazione che l’ha animato fin lì: la parte nei boschi capovolge un po’ meccanicamente la parte ambientata nell’albergo, senza raggiungere la stessa coerenza narrativa. Mezz’ora in meno di durata avrebbe giovato al risultato finale.

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Scioccante / 20 Maggio 2017 in The Lobster

In un futuro (ma non proprio, meglio dire presente alternativo) essere single è il male. Ma per davvero, tanto più che chi è rimasto da solo, per scelta o no, viene portato in un hotel, dove ha 45 giorni di tempo per trovare l’anima gemella, e chi non ci riesce, verrà trasformato in un animale a sua scelta. Vigono strane leggi qui dentro, e il protagonista, interpretato da Colin Farrell (in un ruolo decisamente inusuale) cerca di cavarsela, tra battute di caccia alla gente rimasta single che vive nelle foreste, tentati rapporti, e fughe. Difficile descrivere il film a parole onestamente, perché è davvero molto particolare. Parte da un’idea davvero originale e, pur non avendo per nulla ritmo, riesce sempre ad essere interessante e a proporre diversi spunti di riflessione. Nel cast, come detto, protagonista Farrell. Altri attori noti, in ruoli più o meno importanti: Rachel Weisz, John C. Reilly, Lea Seydoux. Un film nel quale vince l’originalità del tema, il modo nel quale viene affrontato lo stesso e diverse scene che definire schock sarebbe poco.

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Sorpresona / 16 Gennaio 2017 in The Lobster

In genere non sono fan di questi film stramboidi e fulminati , ma questa è stata un eccezione…Il film non cala mai di intensità, ha spunti interessanti e cmq “diversi” dai soliti cliché. Molto belle e suggestive le ambientazioni …Molto British e non convenzionali. Alla fine lo spettatore deve metterci qualcosa di suo , che solitamente per me questo rappresenta un difetto. Ma non questa volta. Eccellente , veramente eccellente , Colin Farrell.
Suggerisco di vederlo dopo due o tre birre , rende al massimo.

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Quando essere single è una colpa / 1 Settembre 2016 in The Lobster

Film che trasuda tristezza, angoscia e rassegnazione sin dai primi minuti.
Ottimi interpreti per una storia che, nonostante sia ambientata in un futuro distopico, fa riflettere sulla condizione umana e su quello che poi, alla fin fine, è il desiderio di tutti: essere amati.
Lo consiglio.

Non c’è libertà di rimanere soli e non c’è libertà di trovare qualcuno / 26 Luglio 2016 in The Lobster

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non siamo liberi, ma neanche un po’.
Non siamo liberi di vivere aspettando che le cose accadano -o non accadano, chi lo sa- perché o succede e sei tra i normali o non succede e sei il diverso, l’emarginato, colui che deve essere considerato e trattato come tale.
Verrai punito, sarai da colpevolizzare, gli altri dovranno sapere che non rientri nella cerchia di coloro che hanno trovato l’anima gemella, quella uguale a te -perché avere quella cosa che vi rende uguali ti rassicura, ti fa pensare che basti ad essere felici, a renderti più vicino agli altri, quando poi ti troverai intorno ad un tavolo con lo stesso maglioncino di coloro di cui ti sei circondato a discutere del peso di un pallone da calcio di cui a nessuno importa-.
Quanta ipocrisia in un mondo di coppie felici che si sentono in dovere di donare, senza possibilità di scelta, questa felicità a qualcun altro.
Parafrasando:
Quanto ami tua moglie da uno a quindici? Quattordici. Dunque molto; potresti vivere senza di lei? Credo di sì. Chi dei due sopravvivrebbe senza l’altro. Io. Sapresti vivere da solo in un mondo in cui non puoi vivere da solo? Certo, amo la solitudine.
Ed ecco smascherato l’amore di chi si nasconde dietro una relazione perché rende tutto più facile. Di chi forse potrebbe ma preferisce non essere solo perché è la strada, a quanto sembra, con più ostacoli. Ostacoli creati da te stesso e da tutti coloro che si ostinano a pensare che non sia possibile intraprendere un’altra via. Carichiamo il timer per un conto alla rovescia e ci puniamo per non aver raggiunto l’obiettivo in tempo.
E devi stare male per questo. Perché hai fallito. Ma devi stare male anche se decidi di non accontentarti. Perché non scendi a compromessi. Perché non è giusto avere una scadenza. Perché non puoi vivere ogni cosa come un obbligo, non vuoi rientrare in uno schemino preciso secondo cui la solitudine equivale alla sofferenza, al pericolo, ad una morte solitaria e senza amore. Ma poi?
Neanche la parte dell’outsider è tanto facile da interpretare. Anche lì esci da un mondo che ti costringe a vedere la vita di coppia come la normalità, ad essere uguale agli altri, per poi entrare in un altro mondo non meno brutto in cui vivere da soli è sofferenza, è sacrificio, costrizione, ancora penitenza. Sei solo e devi faticare a sopravvivere. Ti sentirai braccato come una preda lo è dal proprio cacciatore che, infondo, ben poco se ne fa di quel bottino; serve spesso a riempire un vuoto, a dare un giorno in più a qualcuno per sopravvivere nel tentativo di poter vivere davvero.
E quindi? O sei con noi e ti adatti o non ti permetteremo di vivere in altro modo. Ti influenzeremo fino a farti credere che sia davvero così.

Non c’è libertà di rimanere soli e non c’è libertà di trovare qualcuno.

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