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Recensione su The LEGO Movie

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26 aprile 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Emmett è un Lego in un(o tra gli altri) mondo di Lego, è felice, canta canzoni tamarre hyperdiscopop e da bravo Lego segue le istruzioni che danno senso e cadenza alle sue giornate. Montamontamonta. D’un tratto precipita in un mmmbuto! no, un mmmmbuco! e scopre che c’è della gente, guidati da un simil Gandalf Lego e da una gnocca Lego qualunque che vogliono sovvertire il sistema. E scopre anche che c’è un sistema! A lui, da zero che è, il compito di guidare questo manipolo di mastri costruttori, c’est-à-dir gli unici che sanno montare le costruzioni senza seguire le istruzioni, a ribaltare tutto. Misto di animazione di plasticoso stop motion e digitale, c’è un susseguirsi sfrenato abbastanza di gag e situazioni e citazioni pop da metacinema commerciale che lascia senza fiato, innestato su una storia che si perde nel doppiolivellesco finale a incastro, con la realtà A e quella B, e la B al confronto fa sempre un po’ schifo. L’operazione marketing e simpatia, ce ne fosse bisogno o no, è comunque alla grande riuscita, perché i due tipi registi sono gli stessi di Piovono polpette e sono bravi assai e si sono concentrati a creare questo mondo di mondi Lego dove la fisica Lego sostituisce, o meglio sposta e/o con metodo decostruzionista ribalta, la fisica che ci circonda, creando una marea di mari di cubetti blu e cubi bianchi in cielo e situazioni dove lo scarto è lieve e arguto e netto. Insomma, come si definirebbe qualcosa di intelligente.

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