Recensione su Furia selvaggia

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16 Aprile 2013

(Sei stelline e mezza)

Western curioso, in cui la classificazione di genere ha puro valore statistico e non formale.
I temi affrontati non sono i conflitti a fuoco, le colt e gli speroni, pur presenti, ma i complessi edipici del protagonista che sfociano apertamente in un’ossessione (il desiderio di essere apprezzato da una figura maschile/paterna), ovviamente -visti gli esiti- mal indirizzata.
Essa è fondamento di ogni scelta ed azione di Billy: il suo comportamento rasenta la follia e l’esacerbazione dei suoi sentimenti è ben evidente nell’estrema teatralità delle pose di Newman, qui atrocemente bello e ed emotivamente tesissimo, un fascio di nervi ambulante.

Tre degli elementi più atipici della messinscena che mi hanno colpita maggiormente sono i dialoghi al limite dell’improvvisazione, i campi stretti, claustrofobici, che caratterizzano il girato all’interno degli spazi chiusi, rigorosamente di cartapesta, e la recitazione quasi farsesca di molti degli attori. I personaggi che ruotano intorno alla figura di Billy, infatti, sono poco più di macchiette, quasi ridicole: Tom (da non credersi: il Rosco di Hazzard!) e Charlie paiono ingenui come bambini e si lasciano trascinare dalla furia di Billy quasi per divertimento; Chelsea è una donna patetica ed irresoluta; Pat Garrett non sa imporsi su quel discolaccio di Kid; ecc.
L’inconsistenza dei comprimari accentua la totemica forza centrifuga di Billy che distrugge tutto ciò che lo circonda, pur senza averne davvero chiaro il motivo.

Nonostante tutti questi elementi originali e degni di attenzione, però, il film non mi è piaciuto particolarmente, proprio per via della sua estetica emotiva, troppo permeante, evidenziata a discapito di una narrazione più consistente.

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 27 Gennaio 2015

    Neanche io sono rimasto particolarmente colpito da questo film. Fra le analogie con la pellicola di Peckinpah, John Dehner è stato un buon Pat Garrett, ma James Coburn ne seppellirà il ricordo. Viceversa, Paul Newman (anche se piuttosto acerbo) decisamente meglio di Kristofferson.

  2. Catoblepa / 27 Febbraio 2020

    A me invece è piaciuto molto, per l’assenza di veri cattivi (sì, i quattro assassini, certo, ma poi quant’erano in realtà deboli e spiantati, e quant’era forte invece la vedova dello sceriffo, così umana), e soprattutto per questo Billy the Kid lontanissimo dalla narrazione leggendaria che ne avevano fatto i libri (e gli verrà rinfacciato da quel buffo personaggio che appare costantemente, proprio nel momento in cui smette di essere buffo: “Tu non sei lui!”): inetto a qualsiasi ragionamento profondo, gretto, carismatico ma senza una vera personalità, eroico forse negli ideali iniziali ma totalmente ingenuo di fronte al modo in cui gli altri reagiscono alle sue azioni (si stupisce persino che venga condannato a morte) e quindi incapace di fermare la disastrosa spirale in cui fa sprofondare praticamente tutti gli altri personaggi. Un Billy the Kid infernale che probabilmente mi sarei perso se non avessi letto gli elogi con cui Ghezzi descrive il film in alcuni suoi articoli (raccolti in “Paura e desiderio”). Per me notevole.

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