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Recensione su L'ultimo uomo della Terra

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Un piccolo gioiello del cinema di fantascienza / 22 giugno 2011 in L'ultimo uomo della Terra

Un misterioso virus ha trasformato gli esseri umani in vampiri. L’unico sopravvissuto è uno scienziato, Robert Morgan. Robert, che a causa della terribile epidemia ha visto morire sia sua moglie che sua figlia, si ritrova quindi completamente solo, e la solitudine lo rende una persona triste e disperata. Egli è l’ultimo uomo della Terra. Letteralmente. Sono ormai tre anni che va avanti così. La sua condizione di unico superstite lo costringe inoltre a ripetere sempre gli stessi identici gesti, come se fosse un automa. La sua vita, perciò, sembra essere diventata una specie di condanna. Ed è obbligato a sopportare tutto questo da solo. Le sue priorità, per continuare a sopravvivere, sono quattro: bruciare i cadaveri infetti che raccoglie per la strada, cercare provviste per il proprio sostentamento, tentare di trovare un antidoto che riesca a debellare il virus che ha provocato lo sterminio della popolazione e, infine, difendersi dai vampiri che lo vorrebbero ammazzare.
Ogni giorno, egli non fa altro che ripetere sempre queste cose. Non ha scampo. E’ costretto a fare così. Poiché è solo, di giorno è il padrone del mondo, tanto è vero che è libero di andare dove gli pare senza che nessuno lo disturbi. L’unico inconveniente, però, è che non ha nemmeno una persona con cui poter parlare. Di notte, invece, è prigioniero della sua stessa abitazione per colpa dei vampiri che la cingono d’assedio. Un giorno, però, camminando solitario per la città disabitata, Robert vede una donna…
Tratto dal bellissimo “Io sono leggenda” di Richard Matheson, questo film, nonostante sia stato girato con un budget irrisorio, funziona molto bene. La storia, a parte qualche modifica, specialmente nel finale, segue abbastanza fedelmente quella del libro. Ciò che però stupisce maggiormente in questa pregevole pellicola è la regia di Ubaldo Ragona, che con uno stile essenziale riesce a creare un’atmosfera da incubo. Il protagonista, infatti, si muove attraverso una Roma talmente spettrale e inquietante da mettere i brividi: già nella bellissima sequenza iniziale, quando scorgiamo le strade completamente deserte, con i cadaveri per terra, le macchine abbandonate, le case vuote e le banconote, ormai inutili, che svolazzano nell’aria, il film riesce a trasmettere allo spettatore un profondo senso di angoscia che permane sino alla fine.
Il punto di forza del film, ovviamente, è la straordinaria interpretazione di Vincent Price: la sua prova è semplicemente magistrale, la facilità con cui riesce a sostenere da solo il peso dell’intera pellicola è qualcosa di eccezionale. Che attore! Certo che se facciamo il raffronto fra lui e Will “Il principe di Bel Air” Smith, protagonista della pessima versione che il mediocre Francis Lawrence ha realizzato dallo stesso racconto di Matheson, non c’è proprio storia: è perfino inutile dire chi esca vincitore dal confronto. “L’ultimo uomo della Terra” è un piccolo gioiello del cinema di fantascienza; dimenticato dai più, meriterebbe sicuramente di essere riscoperto.

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